venerdì 24 aprile 2015

Tre giorni a Parigi - Secondo giorno

Ben alzati!
Siete pronti per proseguire il nostro weekend a Parigi?
Benissimo, allora partiamo!
Dopo la prima giornata, interamente dedicata alla città storica sulla Rive Droite, oggi vorrei farvi trascorrere la mattinata  nel museo di Parigi che preferisco, in cui sculture dalla straordinaria forza espressiva trovano spazio all'interno di una sontuosa villa del XVIII secolo e nel suo magnifico parco.
Si tratta del Musée Rodin, ospitato nell’Hôtel Biron in Rue de Varenne 77 sulla Rive Gauche, un vero e proprio castello nel cuore di Parigi, circondato da 3 ettari di giardini.

Per affrontare al meglio la visita, però, è d'obbligo una sana e nutriente colazione.
Vi consiglio di fare una sosta a Le Pain Quotidien in Rue de Varenne 25, a due passi dal museo (fermata metro Varenne). Fa parte di una catena di panetterie-ristorante, specializzata in prodotti da forno (pane, dolci, torte salate) preparati con ingredienti biologici. Qui ci si siede tutti insieme in lunghi tavoloni in legno grezzo e si può scegliere, per la colazione, fra muffin, croissant, torta al limone o al cioccolato, yogurt, porridge, frutta fresca, svariati tipi di pane da gustare con burro e una scelta di marmellate bio. Se, invece, amate fare colazione a base di pietanze salate, il menù prevede anche uova, formaggi e salumi. A voi la scelta e... buon appetito!

Terminata la colazione, con una breve passeggiata raggiungiamo l'ingresso del Musée Rodin.
Attualmente sono in corso lavori di restauro, che dovrebbero concludersi nel mese di settembre 2015 e che prevedono non solo l'adeguamento dell'edificio alle attuali norme in tema di sicurezza e di accessibilità, ma anche un rinnovamento del percorso museografico con l'apertura di nuovi spazi di visita. Per questo motivo fino a settembre il museo è visitabile solo parzialmente: gli esterni sono interamente fruibili, mentre all'interno alcuni spazi sono chiusi al pubblico (fra cui, purtroppo la sala dedicata a Camille Claudel).
Per informazioni su orari e tariffe potete consultare il sito http://www.musee-rodin.fr.

Il museo è ospitato nell'Hôtel Biron, uno dei più begli esempi di edifici rococò a Parigi. All'eleganza sobria della facciata corrisponde la raffinatezza e la luminosità degli interni, aperti su un terrazzo sovrastante il parco.
Il suo costruttore, Abraham Peyrenc de Moras, un fabbricante di parrucche arricchitosi con speculazioni finanziarie, non potè godersi la sua fastosa dimora, perché morì nel 1732, solo due anni dopo che la costruzione era stata ultimata.
La sua vedova affittò allora il palazzo alla nuora di Luigi XIV, fino alla morte di quest'ultima avvenuta nel 1753.
La proprietà fu quindi venduta al valoroso maresciallo di Biron e da allora il palazzo porta il suo nome. Biron non introdusse cambiamenti all'edificio, ma abbellì il giardino, con l'introduzione di statue, grotte, aiuole fiorite, suscitando l'ammirazione di tutti i suoi visitatori.
Dopo la morte di Biron (1788), la Rivoluzione Francese segnò il declino della proprietà: il parco venne affittato per balli e feste pubbliche e scomparvero le belle aiuole volute dal maresciallo.
Durante l'Impero, l'Hôtel Biron ospitò la legazione pontificia e l'ambasciata di Russia e, nel 1820, divenne proprietà di un'associazione religiosa che lo destinò a sede di un collegio per l'educazione delle fanciulle dell'aristocrazia. Il collegio era famoso per la qualità degli insegnamenti e l'austerità dei regolamenti e per questo motivo fu eliminata dal palazzo ogni traccia di lusso: si vendettero tutti gli ornamenti, i rivestimenti in legno, gli specchi.
Nel 1904, anno in cui venne sancita in Francia la separazione fra Stato e Chiesa, la proprietà passò al potere laico, ma in pessime condizioni.
Privo dei suoi preziosi arredi e con il parco in stato di completo abbandono, il suo destino avrebbe dovuto essere quello della demolizione. Il liquidatore giudiziario accettò, però, che nel palazzo si sistemassero provvisoriamente alcuni inquilini, fra cui i pittori Matisse, il poeta Jean Cocteau e soprattutto Rodin che, dal 1908 occupò un'ala al pianterreno, organizzandovi feste mondane.
Nel 1911 lo Stato acquistò la proprietà e nacque l'idea di crearvi un museo dedicato a Rodin.
Pur tra forti opposizioni, grazie all'intervento di importanti personalità politiche e artistiche, fra cui Monet, il progetto del museo partì nel 1916.
Rodin donò allo Stato tutte le sue opere (sculture, disegni, fotografie) e anche le sue collezioni d'arte private, ma non ebbe l'opportunità di assistere all'inaugurazione del museo a lui dedicato. Morì, infatti, nel 1917, due anni prima dell'apertura del museo.
 


Parigi - Facciata dell'Hotel Biron vista dai giardini
Parigi - Facciata nord dell'Hotel Biron


Il parco è secondo me il luogo del Musée Rodin più ricco di fascino.
E' incredibile passeggiare immersi nel verde, inebriati in primavera dal profumo dei fiori e nel contempo ammirare alcuni dei capolavori di questo grande scultore di fine Ottocento.
Fra questi colpisce il Pensatore, statua in bronzo con basamento in marmo, trasferita qui dal Pantheon nel 1922, una delle più celebri sculture dell'artista.
E' una figura possente, che ricorda i nudi michelangioleschi, e che rappresenta un uomo che medita sul proprio destino e su quello del mondo che lo circonda, metafora dell'attività intellettuale e della Filosofia.

Musee Rodin - Il Pensatore


O ancora, ricco di pathos e drammaticità è l'ingrandimento di Ugolino e i suoi figli (dalla Porta dell'Inferno), sistemato nel mezzo della vasca dei giardino. E' un groviglio di corpi, stremati dalle sofferenze e dal digiuno, in cui domina la figura di un padre combattuto tra la fame che lo dilania e l'amore per i suoi figli.


Musee Rodin - Ugolino e suoi figli

Non si può dimenticare la copia in bronzo della Porta dell'Inferno (fusa nel 1927 dall'originale in gesso e montata nel giardino nel 1937).
E' un portale monumentale, alto più di 4 metri e ricoperto di bassorilievi ispirati all'Inferno dantesco.
Vi ritroviamo la scena di Ugolino e i suoi figli e, sul timpano, anche il Pensatore, che in questo caso rappresenta Dante che guarda, in solitaria meditazione, il terribile mondo dei dannati.
In alto si stagliano le Tre Ombre, che incarnano l'iscrizione all'ingresso dell'Inferno ("Lasciate ogni speranza o Voi che entrate). L'estremo allungamento del collo della statua di sinistra e l'innaturale posizione della testa di quella di destra, simboleggiano l'impotenza dei dannati, destinati ad un eterno rinnovarsi delle loro pene.

Musee Rodin - La porta dell'Inferno

Entriamo ora all'interno del palazzo per ammirare alcune delle più famose sculture di Rodin, fra cui le mie preferite sono:


Musee Rodin - Eva
In questa piccola statua, la sensualità che emerge dalla rappresentazione del corpo nudo, convive con la pudicizia, nel gesto della donna di coprirsi i seni.


Musee Rodin - Iris, messaggero degli Dei
Quando venne esposta, questa scultura suscitò scandalo per la posizione che metteva in risalto l'organo sessuale femminile, ma nello stesso tempo affascinò per la sua dinamicità e per l'originalità del movimento (che ricorda quello delle ballerine di can-can).

Musee Rodin - Io sono bella
Questa scultura prende ispirazione da un verso di Baudelaire, tratto dalla poesia "La Bellezza" : "Io sono bella, o mortali, come un sogno di pietra".
Una donna accovacciata, viene abbracciata voluttuosamente da una figura maschile possente, nella quale la muscolatura in tensione crea dei vibranti effetti di chiaroscuro.

Musee Rodin - L'uomo che cammina
E' una scultura essenziale, la pura rappresentazione del movimento.


Musee Rodin - La cattedrale
Rappresenta due mani destre che si uniscono, a simboleggiare la preghiera. Lo spazio vuoto all'interno ricorda lo slancio verticale delle cattedrali gotiche (da qui il titolo dell'opera)

Musee Rodin - Il bacio

E' una delle mie sculture preferite.
Il bacio appassionato di Paolo e Francesca, i due giovani amanti del canto V dell'Inferno, diventa il simbolo universale della passione fra un uomo e una donna.
I corpi dei due giovani fuoriescono con forza dal blocco di marmo, che l'artista lascia volutamente in vista, a simboleggiare la lotta delle figure che cercano di liberarsi dalla materia per manifestarsi e per esistere.
Lo slancio amoroso è evidenziato dalle mani di lui, che affondano nella carne della donna, e dalla posizione di lei, che si abbandona completamente alla passione.
Il movimento dei corpi è accompagnato da quello della luce, che si insinua fra le superfici creando forti effetti di chiaroscuro.


Per concludere, vorrei segnalare la sala dedicata a Camille Claudel (fino a settembre 2015 chiusa a causa dei lavori di restauro).
Camille Claudel, sorella del poeta Paul Claudel, è conosciuta come l'amante di Rodin.
In realtà fu molto di più: braccio destro, musa ispiratrice del famoso scultore, ma soprattutto una delle artiste francesi più interessanti e più originali del suo tempo.
Donna dalla forte passionalità, con un'anima tormentata e uno spirito libero, è stata immortalata splendidamente da Isabelle Adjani nel film Camille Claudel di Bruno Nuytten (1988, disponibile in francese con sottotitoli in italiano), dove il ruolo di Rodin è affidato a Gerard Depardieau.

La storia di Camille è segnata dalla sua relazione con Rodin, un uomo molto più vecchio di lei, artista già affermato e con una forte ambizione. Negli anni della loro relazione i due condividono tutto: vita privata, esperienze lavorative. Si ispirano vicendevolmente, al punto che è difficile stabilire se Camille lavorasse alla maniera di Rodin, oppure se l'opera di Rodin facesse eco a quella di Camille.
Sarà Camille ad interrompere il loro rapporto, ormai consapevole del fatto che Rodin non l'avrebbe mai sposata e non avrebbe mai lasciato la sua compagna ufficiale Rose Beuret.
Da allora Camille vivrà sola e sprofonderà sempre più nella follia. Vedere l'uomo che ha amato e ispirato conquistare e consolidare il suo successo, mentre lei non riesce ad affermarsi, fa vacillare la sua ragione. E' ossessionata dal fatto che Rodin possa rubarle i suoi lavori e per questo sistematicamente, dopo averli creati, li distrugge.
Morirà sola, dopo 30 anni di internamento, abbandonata da tutti, compresa la sua famiglia e l'amato fratello Paul.

La sala dedicata a Camille Claudel nel museo fu voluta dallo stesso Rodin, per celebrare l'opera della donna che fu per lui allieva, collega, ispiratrice, amante.
Fra le opere qui conservate, donate al museo dal fratello di Camille, Paul Claudel, vi segnalo:

Musee Rodin - Camille Claudel - Vertumno e Pomona
Camille immortala il momento in cui la ninfa Pomona si abbandona alla passione, lasciandosi baciare dal dio Vertumno, inginocchiato ai suoi piedi.

Musee Rodin - Camille Claudel - Il valzer
E' una scultura bellissima, in cui risalta un equilibrio perfetto tra dinamismo e staticità.
Il movimento, dato dal panneggio dell'abito della donna, sembra proiettare i due ballerini verso il cielo. Il portamento dei due giovani è elegante e composto, ma nello stesso tempo evidenzia il loro lasciarsi trasportare dalla musica e dal ballo.

Musee Rodin - Camille Claudel - Clotho
Clotho una delle tre Parche, è qui rappresentata come una vecchia donna, quasi schiacciata dal peso dei suoi lunghi capelli.
Vuole simboleggiare la fragilità dell'esistenza umana, la morte che incombe e che cancella ogni traccia di bellezza e di grazia.


Musee Rodin - Camille Claudel - L'età matura
E' un gruppo di tre figure, che simboleggiano, da destra verso sinistra, la giovinezza, l'età di mezzo e la vecchiaia.
La giovane inginocchiata si protende implorante verso l'uomo, che però non la considera: ha staccato le mani dalle sue e ha il volto rivolto verso l'anziana donna che lo trattiene, cingendogli le spalle.
E' l'allegoria del tempo che passa, della vita che dalla giovinezza avanza verso la vecchiaia e la morte.
Ma può essere vista anche come la drammatica rappresentazione della storia di Camille e Rodin.
La giovane in ginocchio è Camille che, disperatamente, implora l'uomo che ama di restare con lei. Ma Rodin, l'uomo nel mezzo, l'ha ormai abbandonata: ha lasciato le sue mani, le ha voltato le spalle e si lascia abbracciare da una donna brutta e vecchia, la sua compagna ufficiale, Rose.
Di questa scultura, il fratello di Camille, Paul Claudel, così ha scritto: "Mia sorella Camille, implorante, umiliata, in ginocchio, lei così superba, così orgogliosa mentre ciò che si allontana dalla sua persona, in questo preciso momento, proprio sotto i vostri occhi, è la sua anima".

Terminata la visita, vi consiglio di pranzare da Le Martignac, un piccolo bistrot in Rue de Grenelle 109, a due passi dal museo. Non c'è un menù fisso, ma solo tre piatti del giorno, cucinati con ingredienti freschi (si segnala il foie gras con fichi e mele e la selezione di dessert). L'atmosfera è quella semplice e cordiale dei bistrot parigini e il rapporto qualità/prezzo è ottimo.

Nel pomeriggio, data la vicinanza, vi consiglio di rilassarvi con un po' di shopping a le Bon Marchè, uno degli storici grandi magazzini di Parigi, in Rue de Sevres 24.
Fondato nel 1852, si può considerare l'antesignano degli attuali grandi magazzini. Infatti già nel XIX secolo le sue prerogative erano saldi in periodi prefissati, vendita per corrispondenza, prezzi ribassati.
Oggi l'imponente edificio con interni dall'arredamento raffinato ed essenziale, offre una vasta selezione di capi di abbigliamento, gioielli, calzature, biancheria, prodotti di bellezza e, nei fondi, una strepitosa "Epicerie", un negozio di alimentari con una ricca selezione di specialità francesi e internazionali.
Lo consiglio soprattutto in periodo di saldi, anche se durante tutto l'anno è facile trovare vantaggiose offerte. L'atmosfera, soprattutto in settimana, è più rilassata rispetto ai magazzini Lafayette.
Per informazioni su aperture straordinaria e offerte, consultate il sito http://www.lebonmarche.com

Buono shopping!


Parigi - Le Bon Marchè dall'esterno



Parigi - Le Bon Marchè all'interno


Dopo lo shopping, cosa ne dite di rilassarci con un the alla menta accompagnato da deliziosi dolci marocchini, magari fumando il narghilè?
Allora dirigiamoci verso la moschea di Parigi, al Nr 2 di Place du Puits de l'Ermite (fermata metro Censier-Daubenton oppure Place Monge).
Inaugurata nel 1926, è la più grande moschea di Francia, con un minareto alto 33 metri. Per la sua costruzione ci si ispirò alla grande moschea di Fez, e si impiegarono maestranze e materiali provenienti dal Maghreb.
Veramente belli sono il patio e il giardino, che ricordano quelli dell'Alhambra di Granada e che vogliono rappresentare il paradiso musulmano.
La moschea è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 09.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00


Parigi - Moschea dall'esterno
 



Parigi - I giardini della moschea

Fanno capo alla moschea anche un hammam in stile arabo, un ristorante-sala da the e un negozio di artigianato nord-africano.
Per gustare il vostro the alla menta marocchino, entrate nel Caffè della moschea e sedetevi a uno dei tavoli in rame, non prima di aver ammirato le splendide decorazioni delle sale.
Il the, preparato con foglie di menta fresca e servito in piccoli bicchieri di vetro, può essere accompagnato da ottimi pasticcini marocchini, acquistabili separatamente al banco all'ingresso. La selezione è vasta: dalla classica baklawa, ai dolcetti ai datteri, al corno di gazzella (pasta di mandorle aromatizzata all'acqua di fiori d'arancio).
Se, insieme al the, volete fumare anche il narghilè, dovrete sedervi su comodi divanetti nel cortile subito dopo l'entrata.
E' il posto ideale per rilassarsi e fare quattro chiacchere, osservando il via vai di gente che entra e esce dalle sale.


Parigi - La sala da the della moschea

Per concludere in bellezza questa nostra seconda giornata, il mio consiglio è cenare in uno dei migliori ristoranti spagnoli della capitale, El Fogon, al 45 di Quai des Grands Augustins (fermata metro Saint Michel).
Il locale è situato in uno splendido viale sulla Rive Gauche, lungo le rive della Senna.
Il suo stile è elegante, ma sobrio. La sua politica è quella di utilizzare ingredienti di stagione e di proporre una cucina spagnola che, partendo dalla tradizione, viene rielaborata in chiave personale e contemporanea dallo chef Alberto Herraiz.
Potete scegliere il menù riso nel quale è compresa una selezione di tapas del giorno, una paella e un dessert a scelta.
Oppure scegliere a la carte, fra una vasta selezione di antipasti, paella e dessert.
Sul sito http://www.restaurantfogon.com/fr (in francese e in inglese) troverete nel dettaglio tutti i piatti presenti nel menù e anche la possibilità di prenotare online.
I piatti vengono preparati al momento, quindi i tempo di attesa sono di almeno mezz'ora per la cottura del riso.
Il mio consiglio è "Riz en paëlla a banda sin banda", ovvero una paella di pesce, con seppie, calamari, fumetto di pesce e zafferano (minimo due persone). Strepitosa!!!
Ottimo è anche il classico "Riz en paëlla a la Valenciana", con pollo, coniglio e verdure.
Come dessert, eccellente è la crema catalana.

Vi auguro buon appetito e buona serata!

A bientôt!!!























domenica 5 aprile 2015

Tre giorni a Parigi - Primo giorno


Pensando a Parigi, vengono in mente, prima di tutto i suoi monumenti simbolo, ovvero la Tour Eiffel, il Louvre, la cattedrale di Notre Dame.
Ma Parigi è anche altro. E' prima di tutto una città ricca di fascino, elegante e nella quale convivono mondi e culture differenti.
Nell'itinerario che vi propongo per questo primo giorno, l'intento è quello di farvi scoprire, una Parigi meno battuta, antiche vestigia medievali, piccole botteghe, mercati all'aperto, hotel particuliers che ospitano interessanti musei e scorci romantici e ricchi di fascino.

Primo giorno
Iniziamo la nostra giornata in una delle piazze più belle di Parigi, Place des Vosges, che si raggiunge con una breve camminata dalla fermata della metro Bastille.
Per affrontare al meglio la vostra prima giornate a Parigi, vi consiglio un'abbondante petit déjeuner a base di pane, burro, marmellata e croissant in uno dei locali che si affacciano sui portici della piazza. Il mio preferito è Ma Bourgogne, al numero 19, all'angolo con Rue de Francs Bourgeois (aperto tutti i giorni dalle 8 all'1 di notte). E' uno dei più antichi bistrot di Parigi, con la possibilità di sedersi sia all'interno che sotto i portici.

Ricaricati, iniziamo la nostra visita a Parigi proprio da Place de Vosges, per poi esplorare a piedi il quartiere del Marais e i suoi hotel particuliers (palazzi privati) fatti costruire dall'aristocrazia parigina a partire dal XVII secolo.
A pochi minuti a piedi da Place de la Bastille, Place de Vosges è fra le più antiche di Parigi. Di forma quadrangolare, è circondata da eleganti palazzi, realizzati, in uno stile univoco e razionale, all'inizio del XVII secolo per volere del re Enrico IV. Al centro c'è un giardino in cui, nelle tiepide giornate primaverili, ci si può fermare per rilassarsi e nel contempo ammirare la bellezza degli edifici che ci circondano, caratterizzati da tetti spioventi in ardesia di colore blu, grandi abbaini e facciate con fasce in mattoni rossi alternate a fasce in pietra bianca.
Una curiosità: il nome Place de Vosges è relativamente recente, prima, infatti la piazza si chiamava Place Royale. Il nuovo nome risale alla fine del XVIII secolo, e vuole celebrare il primo dipartimento (quello dei Vosgi appunto) che pagò le tasse al nuovo stato repubblicano costituito in seguito alla Rivoluzione Francese.


Parigi - Place des Vosges


Il quartiere del Marais (letteralmente "palude") deve il suo nome al fatto che fino agli inizi del XIII secolo era una zona paludosa e malsana.
In seguito venne bonificata e, sotto il regno di Enrico IV, dopo la costruzione di Place des Vosges, divenne il quartiere dell'aristocrazia parigina. Qui i nobili fecero costruire lussuose dimore, che oggi, dopo i restauri compiuti tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, si presentano in tutto il loro splendore.

Oggi troviamo ancora tracce del Marais medievale, nelle facciate di alcuni edifici o nei resti dell'antica cinta muraria di Filippo Augusto risalente al 1190. Delle 39 torri che la costituivano, rimangono solo due torri tronche in rovina, oggi inglobate nel prestigioso Lycee Charlemagne e visibili da Rue des Jardins de Saint Paul, di fronte al campo da basket.
Al nr 3 di Rue Volta si trova, secondo molti, la più antica casa di Parigi (1240) con travi in legno a vista, porta di ingresso stretta e bassa e piccole finestre al piano. Dico secondo molti perché un atto di vendita datato 12 febbraio 1654 farebbe risalire la costruzione di questo edificio al 1644. Prima di allora pare che sul terreno attuale ci fosse il giardino della casa vicina, oggi scomparso. Un falegname e sua moglie acquistarono il terreno e fecero costruire la casa che vediamo ancora oggi.

Se diamo per buona questa versione dei fatti, allora la casa più antica di Parigi si trova al nr 51 di Rue Montmorency (una traversa di Rue du Temple sempre nel Marais) e porta la data del 1407. Qui abitò l'alchimista Nicolas Flamel che pare avesse scoperto il segreto per fabbricare la Pietra Filosofale. E' forse per questo che gli strani simboli scolpiti sugli architravi e i pilastrini d'ingresso dell'edificio continuano ad affascinare ed intrigare ancora oggi appassionati di esoterismo e curiosi. Vi troviamo lettere in caratteri gotici, strane figure barbute, angeli musicanti e anche un uomo imberbe con il capo avvolto da un turbante, forse lo stesso Flamel.

Se invece vogliamo ammirare gli splendidi edifici risalenti al XVII secolo, vi consiglio, fra gli altri:
  • Hotel de Sully in Rue Saint Antoine. Fu edificato nel 1624 per volere dell'allora controllore delle finanze Mesme Gallet e nel 1634 fu acquistato da Maximilen de Bethune, primo duca di Sully, ex ministro delle finanze e sovrintendente ai lavori edili durante il regno di Enrico IV. La famiglia Bethune lo possedette fino al XVIII secolo. Dopo di allora si succedettero numerosi proprietari e vari furono gli usi (negozi, laboratori artigianali, ecc.). Nel 1862 fu classificato monumento storico e dal 1967 è sede del Centre des Monuments Nationaux, ente cha fa capo al Ministero della Cultura e che gestisce oltre cento monumenti fra i più importanti di Francia. Non è possibile visitare il palazzo, ma durante l'orario di apertura degli uffici è consentito attraversare il cortile d'onore e il giardino, per accedere a Place des Vosges.
Parigi - Hotel de Bethune-Sully
 
  • Hotel d'Aumont, all'angolo tra Rue de Jouy e Rue des Nonnains d'Hyeres. Fatto costruire nel 1644 per rimpiazzare un palazzo risalente al XV secolo, fu abitato dal duca d'Aumont, maresciallo di Francia, a partire dal 1648. Si compone di 4 edifici che si affacciano su un cortile interno. La famiglia d'Aumont mantenne la proprietà fino al 1756. Da allora il palazzo fu prima sede comunale, poi proprietà della Farmacia Centrale di Francia e infine dal 1959 è sede del Tribunale Amministrativo. L'antico giardino alla francese dell'Hotel d'Aumont è ora il Jardin Albert Schweitzer, creato nel 1968 e adibito a parco giochi.
Parigi - Hotel d'Aumont
 
  • Hotel de Sens, al nr 1 di Rue Figuier. E' la più antica dimora privata del Marais, infatti era già noto nel 1366. L'edificio attuale risale al 1475, quando l'arcivescovado di Sens (che fino al 1622 detenne la giurisdizione di Parigi) lo ricevette in dono da Carlo V e provvedette ad una sua ristrutturazione secondo il gusto dell'epoca. L'aspetto attuale dell'edificio deriva da un restauro condotto tra il 1932 e il 1962 e a me ricorda le costruzioni fiabesche di Gaudi in Spagna (con tanto di torrette, tetti a cono e comignoli). Oggi è sede della Bibliotheque Forney, sede di mostre d'arte temporanee. Per informazioni sulle mostre in corso consultare il sito http://www.paris-bibliotheques.org (in francese).
Parigi - Hotel de Sens


In Rue de Thorigny, al nr 5, c'è un hotel particuliers che merita una visita più approfondita.
Si tratta dell'Hôtel Salé, oggi sede del Musée National Picasso.


Parigi - Musée National Picasso

Il palazzo deve il suo nome al fatto che il suo costruttore, Pierre Aubert signore di Fontenay, aveva la carica di esattore della tassa sul sale. Fu edificato fra il 1656 e il 1659 ed è considerato uno degli edifici più straordinari tra quelli realizzati nel Marais nel XVII secolo.
Dopo la morte di Aubert, avvenuta nel 1663, il palazzo ebbe diversi proprietari e diverse destinazioni. Ad esempio nel 1671 fu sede dell'ambasciata della Repubblica di Venezia, nel 1815 divenne una scuola, annoverando fra i suoi allievi Honorè de Balzac, nel 1964 divenne proprietà del comune di Parigi. Dal 1985 è sede del Musée National Picasso.
La collezione del museo è frutto di una cessione degli eredi di Picasso allo stato francese, come pagamento delle tasse di successione. Questa dazione è stata possibile grazie ad una legge promulgata nel 1968, secondo la quale gli eredi possono pagare le tasse di successione con opere d'arte, anziché con denaro, dal momento che l'arte viene considerata un fattore fondamentale per lo sviluppo culturale di un paese (grande lezione di civiltà!).
Il museo espone più di 5000 opere di Pablo Picasso tra schizzi, sculture, dipinti e incisioni, oltre alla collezione personale dell'artista, con opere, fra gli altri, di Degas, Matisse, Cezanne, Gauguin, Modigliani, Mirò.
Per informazioni consultare il sito http://www.museepicassoparis.fr (in francese e inglese).

Dopo tanto camminare e tanta cultura, è doverosa una sosta per mangiare qualcosa e riposarsi.
Visto che siamo in zona, possiamo dirigerci verso l'antico quartiere ebraico, chiamato Pletzl.
Il cuore del quartiere è l'animata Rue des Rosiers, dove si susseguono librerie ebraiche, negozi di alimentari, macellerie, ristoranti kasher, chioschi di specialità gastronomiche. Per mangiare avrete solo l'imbarazzo della scelta.
Io vi consiglio l'As du Fallafel, al nr 34 di Rue des Rosiers (12-24 da domenica a giovedì, 12-15 venerdì, chiuso il sabato). Il locale è piccolo, ma il servizio è veloce, quindi non dovrete aspettare molto, anche all'ora di punta. Comunque se non avete pazienza, è disponibile anche un servizio di take-away.
Fra le specialità del locale ci sono i fallafel (polpette di ceci speziate) e l'hummus (crema di ceci aromatizzata con aglio, cumino e paprika). I piatti sono tutti molto buoni e il rapporto qualità-prezzo è ottimo.

Dopo esserci rinfocillati, possiamo continuare il nostro giro e dedicare il pomeriggio all'esplorazione delle due isole sulla Senna: Île Saint-Louis e Île de la Cité.

Da Rue des Rosiers proseguiamo in direzione del Pont Marie, il ponte che collega il Marais all'Île Saint-Louis, l'isola più piccola, ma per me la più affascinante, che deve il suo nome a San Luigi, il re di Francia divenuto santo, che proprio qui veniva a pregare nel 1200.
Una volta attraversato il ponte, l'atmosfera è quella di un tranquillo e operoso villaggio di provincia, più che di una grande metropoli. Sulle rive della Senna si affacciano palazzi in pietra grigia che risalgono al XVII secolo. E' in quest'epoca, infatti, che l'isola fu urbanizzata, grazie all'intervento dell'imprenditore Christophe Marie, al quale si deve anche la costruzione dei due ponti che collegano l'isola alla terraferma (uno dei quali, quello che abbiamo appena attraversato, porta il suo nome).

Non ci sono monumenti degni di rilievo sull'isola, ma è comunque molto piacevole passeggiare per le sue vie, ammirando gli eleganti palazzi nobiliari e le vetrine dei negozi di artigianato, delle gallerie d'arte, delle fromagerie.
Se amate il foie gras, vi consiglio di provare quello prodotto dall'azienda La Petite Scierie di Catherine Douy (http://www.lapetitescierie.fr). Fino a poco tempo fa Paul Douy vendeva le eccellenti creazioni di Catherine in una piccola bottega al nr 60 di Rue Saint Louis. Ora Paul si è ritirato, ma Catherine continua a produrre foie gras. Il negozio sull'isola è ora una pasticceria/sala da the che propone anche l'ottimo foie gras di Catherine.

La punta ovest dell'isola, tra il Pont Louis Philippe (che collega l'isola al Marais) e il Pont Saint-Louis (che collega l'isola all'Île de la Cité) è un luogo molto romantico, soprattutto al tramonto, quando le luci dei lampioni e delle abitazioni si riflettono sulle acque della Senna. E' piacevole fermarsi qui anche nei tiepidi pomeriggi di primavera o nei caldi pomeriggi estivi, per guardare il profilo maestoso della cattedrale di Notre Dame, i battelli che attraversano il fiume e gli eleganti viali della Rive Droite e della Rive Gauche che si affacciano sulla Senna. Magari gustando l'ottimo gelato di Berthillon (in Rue Saint Loius en l'Ile, 4e), maître gelatier dal 1934, che ci delizierà con i suoi strepitosi gusti alla frutta o le specialità di stagione.

Attraversiamo ora il Pont Saint Louis e approdiamo sulla seconda isola della Senna, nonché la più grande e la più famosa: l'Île de la Cité.
Fu la sede del primo insediamento di Parigi (III secolo a.C.) e della città romana di Lutetia, nonché il cuore del potere temporale ed ecclesiastico per tutto il medioevo.
Su quest'isola sorge la cattedrale di Notre Dame, considerata il vero cuore di Parigi. E' forse per questo che nella piazza antistante la chiesa si trova una stella in bronzo che indica il Point zero des routes de France (il punto zero di tutte le strade di Francia, ovvero il punto da cui vengono calcolate le distanze fra la capitale e il resto del territorio francese).
Capolavoro del gotico francese, è uno dei monumenti più visitati  della capitale e colpisce, sia all'interno che all'esterno, per il suo equilibrio e la sua armonia architettonica.
E' meraviglioso ammirarla la sera, con la facciata illuminata dalle luci artificiali, che esaltano l'eleganza delle forme e il suo fascino senza tempo.
Ma è l'interno quello che a me è rimasto nel cuore fin dalla prima volta, per la sua grandiosità e nel contempo per la sua semplicità. Qui una luce tenue filtra attraverso le splendide vetrate colorate dei rosoni, accrescendo il senso di profonda spiritualità che si respira in questo luogo.

Parigi - Cattedrale di Notre Dame di giorno
Parigi -Cattedrale di Notre Dame di notte


Parigi - Rosone facciata ovest Cattedrale di Notre Dame

Un'esperienza da non perdere (se non vi farete spaventare dalla lunga coda) è salire i 400 gradini delle Tours de Notre Dame e ammirare, oltre allo splendido panorama di Parigi, anche una visuale inedita dei contrafforti della cattedrale e dei gargoilles. Per informazioni su orari e tariffe consultare il sito http://notre-dame-de-paris.monuments-nationaux.fr.

Per concludere il pomeriggio sull' Île de la Cité, vi consiglio un giro al Marchè aux Fleurs in Place Louis Lepin (dal lunedì al sabato dalle 8 alle 19, la domenica lascia il posto al Mercato degli uccelli).
E' uno dei mercati più antichi di Parigi, una vera magia di colori e profumi. Qui banchi di fiori e piante si alternano a  stand che vendono oggetti da giardinaggio dallo stile un po' retro e semenze di ogni tipo. E' veramente piacevole passeggiare in questo angolo di Provenza nel cuore di Parigi.

Possiamo aspettare l'ora di cena e intanto riposare le nostre stanche membra nella sala da the di uno dei negozi di the più famosi di Parigi, Mariage Freres (nr 30 di Rue du Bourg-Tibourg, nel Marais). Qui si può scegliere fra 600 tipi di the differenti provenienti da tutto il mondo, preparati in  modo da esaltarne aromi e profumi  e accompagnati da succulente torte o pasticcini.

Per la cena, vi consiglio delle ottime galettes bretoni innaffiate da sidro di mele alla Creperie Bretonne in Rue de Charonne 67 (dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 14.15  e dalle 19.00 alle 23.15, sabato dalle 19.00 alle 23.15, domenica chiuso). La fermata della metropolitana più vicina è Charonne (linea 9)
L'ambiente è piccolo, ma accogliente, con alle pareti quadri e oggetti che ricordano la Bretagna e il suo legame col mare.
Le galettes (crepes di grano saraceno farcite con ripieno salato) sono preparate con ingredienti di ottima qualità. Vi consiglio la "complete" (farcita con prosciutto, formaggio e uovo in camicia).
Anche le crepe dolci (a base di farina di frumento e ripieno dolce) sono da provare (molto buona quella pere e cioccolata).
Il locale ha un ottimo rapporto qualità/prezzo (la spesa si aggira intorno ai 15€ a testa bevande incluse).

Non mi resta che augurarvi buona cena e a presto per proseguire la nostra esplorazione di Parigi!

venerdì 3 aprile 2015

Tre giorni a Parigi - Dove pernottare e come muoversi

Proseguiamo la nostra preparazione per il weekend a Parigi.

PERNOTTAMENTO
Alcuni suggerimenti su dove pernottare nella capitale.

Una soluzione con un ottimo rapporto qualità/prezzo è quella offerta dagli hotel IBIS del gruppo Accor Hotels.
Gli hotel della catene IBIS sono ben distribuiti in tutti i quartieri della città, in prossimità delle principali stazioni cittadine e con una fermata della metro sempre nelle vicinanze.
Le camere sono pulite, non di grandi dimensioni, ma comunque funzionali.

Il sito per info e prenotazioni è http://www.ibis.com/it/ (in italiano).

Per esperienza personale, consiglio i seguenti hotel IBIS a Parigi:
  1. Ibis Paris Gare de Lyon Ledrù Rollin, 12eme (a 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria Gare de Lyon, da Place de la Bastille e dal quartiere del Marais)
  2. Ibis Paris Bastille Faubourg Sainte Antoine, 11eme (a meno di 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria Gare de Lyon e a 5 minuti a piedi da Place de la Bastille e dal quartiere del Marais)
  3. Ibis Paris Porte de Montreuil (a 5 minuti a piedi dalla stazione della metro linea 9 Porte de Montreuil, che si trova a 5 fermate di metro dalla stazione ferroviaria Gare del Lyon con cambio a Nation)
I primi 2 hotel sono molto centrali e comodi da raggiungere per chi arriva in treno (anche in tarda serata), il terzo è economicamente più conveniente rispetto ai precedenti, ma è più lontano dal centro.

Se preferite altre sistemazioni, potete consultare i seguenti siti:
  1. http://prenotazione.parisinfo.com (pagina in italiano, gestita dall'ufficio del turismo della città di Parigi, con un'ampia selezione di hotel e B&B)
  2. http://www.booking.com
Infine, se anziché un weekend, volete godervi Parigi per un'intera settimana, un'ottima soluzione è quella di affittare un loft o un appartamento.
Io vi propongo un loft  di 110 m2 a Carrieres sur Seine, un villaggio sulla Senna a 20 minuti di treno da Parigi.
Il prezzo varia da 800€ a 1200€ a settimana e il loft è stato recentemente ristrutturato. Dalla struttura sono facilmente raggiungibili anche Versailles e Disneyland Paris.
Per informazioni, foto e prenotazioni consultare il sito http://www.the-loft78.com.

COME MUOVERSI

Parigi ha un efficiente sistema di trasporti.
Le fermate della metro sono ben distribuite e le corse frequenti, dal mattino presto fino a tarda notte.
Detto questo, però, il modo migliore per spostarsi a Parigi, soprattutto nella bella stagione, è quello di muoversi a piedi.
Così facendo si avrà la possibilità di vivere appieno la città, scoprendone scorci e angoli nascosti, che sicuramente si perderebbero viaggiando in metropolitana.
Il mio consiglio è quello di utilizzare la metro solo per coprire grandi distanze o quando siamo stanchi oppure per raggiungere i luoghi di interesse nel caso il nostro hotel sia fuori dal centro.

Il sito http://www.ratp.fr (in francese, inglese e alcune parti anche in italiano) è il portale relativo al sistema di trasporti della città di Parigi (metro, bus, tram, RER). Mette a disposizione le mappe delle varie linee, e dà informazioni su orari, tariffe e varie tipologie di abbonamenti.

Se pensate di non utilizzare molto i mezzi di trasporto, la soluzione migliore è quella di acquistare un carnet da 10 biglietti (costo € 14,10). Il carnet è economicamente più vantaggioso che il singolo biglietto (costo € 1,80). Con questa tipologia di biglietti è possibile effettuare un solo viaggio su tutte le linee di bus, metro, tram, RER, ad esclusione di quelle da/per gli aeroporti cittadini.

Esiste anche un biglietto turistico (chiamato Paris Visite) valido per 1, 2,3 oppure 5 giorni che dà diritto a viaggiare su tutte le linee di bus, tram, metro, RER, comprese anche quelle per gli aeroporti. I possessori di Paris Visite avranno, inoltre, diritto a sconti, come indicato più nel dettaglio nella pagina http://www.ratp.fr/fr/ratp/r_94834/paris-visite/.
Il costo della carta Paris Visite è:
  • 11,15€ per 1 giorno
  • 18,15 € per 2 giorni
  • 24,80 € per 3 giorni
  • 35,70 € per 5 giorni
A questo punto non ci resta che partire con l'esplorazione di Parigi!

À bientôt !




venerdì 27 marzo 2015

Tre giorni a Parigi - Il viaggio

La primavera è appena cominciata.
Cosa c'è di meglio che un weekend a Parigi? Il tepore del sole di primavera e gli alberi in fiore invogliano ad esplorare a piedi questa città magica e ricca di fascino.

Ecco allora alcuni suggerimenti per organizzare al meglio il viaggio e la permanenza nella capitale francese.

VIAGGIO
Fermandosi solo un weekend, la soluzione migliore è raggiungere Parigi in treno oppure in aereo.

TRENO
Il treno ad alta velocità (TGV) è la soluzione di viaggio che io preferisco.
Partendo da Milano, Torino o Nizza in poco più di 5 ore si arriva a destinazione, già in centro città. In più durante il viaggio, oltre a rilassarsi, si possono ammirare splendidi scorci della campagna francese.

PARTENZA DA NIZZA
Se si parte da Nizza si può usufruire di ottime tariffe prenotando online sul sito http://www.idtgv.com/ (in francese). In questo periodo sono in vendita biglietti fino al 10/09/15.
A partire dai primi di giugno 2015, verranno messi in vendita in biglietti dal 11/09/15 al 10/12/15, a partire dai primi di ottobre 2015 verranno messi in vendita i biglietti dal 11/12/15 al 10/06/16, mentre a partire dai primi di marzo 2016 verranno messi in vendita i biglietti dal 11/06/16 al 10/09/16.

Il segreto, se si conoscono già le date del viaggio, è quello di prenotare i primi giorni della messa in vendita dei biglietti per ciascun periodo. In questo modo si riesce a viaggiare a partire da 38 € a/r a persona.

Il costo del biglietto comprende il trasporto di due bagagli a persona e la possibilità di cambiare gratuitamente il nome dei passeggeri fino a 5 giorni prima della partenza. Per il cambio di data o destinazione, invece, si deve pagare una penale di 12€ a persona, più la differenza di prezzo tra il vecchio e il nuovo biglietto.

Se si raggiunge Nizza in macchina, c'è un parcheggio coperto accanto alla stazione, Parking Gare Thiers, aperto 24 ore su 24.
Sul sito http://www.interparking-france.com/en/find-parking/ParcGareNiceThiers/ (in francese) sono indicate le tariffe orarie/giornaliere pagando alla cassa al momento dell'arrivo.
Si può risparmiare sul costo del parcheggio prenotando online sul sito https://www.neoparking.com/nice/detail-parking-nice-thiers (in francese)

PARTENZA DA MILANO/TORINO
Se si parte da Milano (Stazione Centrale) o da Torino (Stazione Porta Susa) si possono acquistare online i biglietti sul sito http://tgv.it.voyages-sncf.com/it/ (in italiano).
Anche su questo sito sono attualmente vendibili i biglietti fino al 10/09/15. I prezzi partono da € 58 a/r a persona (biglietti non modificabili e non rimborsabili).

Se si parte da Torino e si raggiunge la città in macchina, si può utilizzare il parcheggio coperto Parcheggio Corso Bolzano- Stazione Porta Susa. Per informazioni sulle tariffe, consultare il sito http://www.bestinparking.it/it/garage/torino/corso-bolzano-47a.
Se si parte da Milano e si raggiunge la città in macchina, si può utilizzare il sito http://www.myparking.it/parcheggio_stazione_milano_centrale per avere informazioni sui parcheggi più vicini alla stazione di Milano Centrale e sulle relative tariffe.

PARTENZA DA VENEZIA/MILANO
Esiste anche un collegamento notturno da Venezia a Parigi, con fermate intermedie a Vicenza, Verona, Brescia, Milano e Digione.
Il servizio è gestito dalla compagnia Thello.
L'andata prevede la partenza da Venezia alle ore 19.20 p.m. o da Milano alle ore 23.05 p.m. e l'arrivo a Parigi alle ore 9.30 a.m.
Il ritorno  prevede la partenza da Parigi alle ore 19.59 p.m. e l'arrivo a Milano alle ore 6.00 a.m. o a Venezia alle ore 9.35 a.m.
Per maggiori informazioni e prenotazioni consultare il sito https://www.thello.com


AEREO
Apparentemente il viaggio in aereo sembra più breve di quello in treno.
Se si considera, però, che bisogna arrivare in aeroporto almeno un'ora prima per le operazioni di check-in e imbarco e che il tragitto dall'aeroporto al centro città richiede, in media, almeno un'altra ora e costi aggiuntivi, ecco che i tempi complessivi di viaggio diventano confrontabili.

Se al viaggio in treno si preferisce, comunque, quello in aereo, la scelta è ampia
Il sito migliore per acquistare biglietti aerei al miglior prezzo è http://www.skyscanner.it/.
Questo sito seleziona le migliori offerte di volo presenti online sulla base dei parametri di ricerca immessi (destinazioni, date del viaggio).

Altrimenti, se si vuole effettuare la prenotazione direttamente dai siti delle compagnie aeree, ecco alcune indicazioni sulle compagnie più convenienti che effettuano voli diretti dall'Italia a Parigi:
  1. Ryanair gestisce voli per Parigi Beauvais dai principali aeroporti italiani (fra cui Milano Bergamo, Pisa, Roma Ciampino, Treviso, Palermo, Bari). Per informazioni e prenotazioni consultare il sito http://www.ryanair.com/it/
  2. Easy Jet gestisce voli per Parigi Charles de Gaulle dai principali aeroporti italiani (fra cui Milano Malpensa, Bologna, Venezia, Napoli, Catania) oppure per Parigi Orly (da Milano Linate, Napoli, Brindisi). Per informazioni e prenotazioni consultare il sito http://www.easyjet.com/it
In alternativa Airfrance gestisce voli diretti per Parigi Charles de Gaulle o Parigi Orly dalle principali città italiane (Genova, Milano, Roma).
Spesso si trovano voli Airfrance a prezzi convenienti da Nizza a Parigi Orly.
Per informazioni e prenotazioni consultare il sito http://www.airfrance.it

Una volta atterrati, ecco alcune indicazioni su come raggiungere il centro di Parigi dai principali aeroporti.

DA PARIGI BEAUVAIS
C'è un servizio navetta diretto (senza fermate) dall'aeroporto di Beauvais a Parigi Porte Maillot (fermata Metro 1).
Il costo è 15.90 € a persona a tratta, se acquistato online, 17.00 € se acquistato in biglietteria.
La durata del viaggio è 1h15m (traffico permettendo).
Per maggiori informazioni consultare Tickets.aeroportbeauvais.com/Information

DA PARIGI ORLY
C'è un servizio di bus navetta (Orlybus) tra la fermata Denfert-Rochereau della RER B e l'aeroporto di Orly.
Il servizio è attivo tutti i giorni dalle 5.35 a.m. alle 11.30 p.m. con frequenza 15-20 minuti.
La durata del tragitto è di circa 20-30 minuti e il costo €6.10 a persona a tratta.

In alternativa c'è un servizio di treni (Orlyval) tra la fermata Antony della RER B e l'aeroporto di Orly.
Il servizio è attivo tutti i giorni dalle 6 a.m. alle 23 p.m. con frequenza 4-7 minuti.
La durata del tragitto è di 8 minuti e il costo € 7.40 a persona a tratta.
Per raggiungere la stazione di Antony dal centro di Parigi si impiegano circa 25 minuti e il costo è 6.10 € a persona a tratta.

DA PARIGI CHARLES DE GAULLE
La linea di treni metropolitani RER B collega l'aeroporto con la stazione Gare du Nord. Da lì è possibile raggiungere altre destinazioni del centro di Parigi via metro.
Per raggiungere la fermata della RER B dell'aeroporto Charles de Gaulle, è attiva una navetta gratuita in partenza dai Terminal 1 e 3 (tempo di percorrenza 6 minuti)
Il collegamento via RER B è attivo tutti i giorni dalle 4.50 a.m. alle 23.50 p.m. con frequenza 15-20 minuti.
La durata del tragitto è di circa 15-20 minuti e il costo €10.00 a persona a tratta.


Qualsiasi sia la soluzione di viaggio scelta, il secondo passo è quello di pensare a dove dormire e a come trascorrere al meglio le nostre giornate parigine.

A presto per continuare a organizzare il nostro viaggio a Parigi!

Passez une bonne soirée et bon week-end à tous!
 



mercoledì 25 marzo 2015

Caravaggio a Roma - La Madonna di Loreto


La Madonna di Loreto del Caravaggio, dipinta nei primi anni del 1600 per la Cappella Cavalletti nella chiesa di Sant'Agostino a Roma, mi affascina e mi ipnotizza.
Ogni volta che mi trovo a passare dalle parti di Piazza Navona, faccio una piccola deviazione nella vicina Piazza di Sant'Agostino ed entro in questa chiesa, ricca di storia e di opere d'arte.

Già la facciata reca tracce delle vestigia dell'antica Roma, essendo costruita con il travertino del Colosseo.
Appena entrati, nella prima cappella sulla sinistra, ci accoglie il Caravaggio.
La cappella è al buio, ma una volta inserita una moneta da 1 euro nell'apposita macchinetta, ecco che le figure emergono dall'oscurità in tutta la loro forza e intensità espressiva.
Caravaggio - Madonna di Loreto (Cappella Cavalletti, Sant'Agostino, Roma)

E subito mi colpiscono il posteriore del pellegrino e i suoi piedi, sporchi e segnati dalla fatica di un lungo cammino compiuto scalzo. E ancora e il viso della sua compagna, rugoso eppur illuminato dalla grazia della Fede.
Mi viene in mente che non è la prima volta che Caravaggio fa risaltare, nelle sue tele, il posteriore di un personaggio. Lo ha già fatto pochi anni prima nella "Crocifissione di San Pietro" della cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, dove in primo piano, all'osservatore, si offrono le natiche di uno degli aguzzini.

Caravaggio - Crocifissione di San Pietro (Cappella Cerasi, Santa Maria del Popolo, Roma)

Torniamo alla tela di Sant'Agostino.
La Madonna ha in braccio Gesù, un bambino ormai cresciuto, poco pulito e dal ventre gonfio, che quasi le scivola, nell'atto di sporgersi in avanti.
La Vergine è rappresentata nell'atto di accogliere sulla porta della sua casa i due anziani pellegrini. I suoi piedi, delicati e immacolati, sono sollevati da terra, quasi ad accennare un passo di danza, il suo collo è bianco e allungato, il suo sguardo tenero e dolce, i suoi seni appena sporgenti dall'abito di velluto rosso e blu (colori che rimandano rispettivamente al terreno e al divino).
La posizione dei piedi di Maria, impercettibilmente sollevati da terra, è l'unico rimando all'iconografia tradizionale della Madonna di Loreto, che vuole la Vergine in volo sopra la sua casa, mentre uno stuolo di angeli la trasporta da Nazareth verso le coste adriatiche dell'Italia.

Più o meno negli stessi anni, il bolognese Annibale Carracci dipingeva una Madonna di Loreto per la chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo a Roma.



Annibale Carracci - Madonna di Loreto
(Sant'Onofrio al Gianicolo, Roma)
Caravaggio - Madonna di Loreto
(Cappella Cavalletti, Sant'Agostino, Roma)





 
Pur nell'estrema raffinatezza del disegno e nell'uso sapiente del colore da parte del Carracci, la tela del Caravaggio ha un impatto emotivo e un'immediatezza maggiore, parla al cuore. La grazia della Vergine traspare dal suo sguardo pieno di amore rivolto ai pellegrini E' una madre che, con dolcezza e trasporto, offre il proprio figlio per la salvezza del mondo e non una regina incoronata e portata in gloria dagli angeli.

I due pellegrini in ginocchio, stremati dalla fatica, ma sostenuti dalla Fede, pregano affinché la Vergine appaia loro. E la Vergine si materializza, quasi una proiezione del loro desiderio, plasmata da una luce potentissima, la luce della Fede e dell'anima.

Non c'è spazio per l'idealizzazione, ogni particolare è fotografato dal Caravaggio con estremo realismo e con eccezionale tecnica pittorica. Se pensiamo che dipingeva direttamente sulla tela, senza alcun disegno preparatorio, non possiamo far altro che riconoscerne il genio.

Un episodio avvenuto più di mille anni prima, diventa attuale, parla ai contemporanei del Caravaggio con un linguaggio a loro noto e comprensibile: i pellegrini indossano abiti di foggia seicentesca, sono gente del popolo, non nobili o alti prelati, a significare che la Fede non conosce barriere sociali o culturali.

Perché proprio la Madonna di Loreto?
Il marchese Ermete Cavalletti, committente dell'opera, ormai avanti con gli anni, si era recato in pellegrinaggio a Loreto. Rientrato a Roma, segnato profondamente da questa esperienza, acquistò la prima cappella della navata sinistra della chiesa di Sant'Agostino, per destinarla a sé e alla sua famiglia e prescrisse, nel suo testamento, che essa fosse adeguatamente sistemata e decorata.
Questa cappella era già famosa a Roma, dal momento che all'inizio del Cinquecento era appartenuta a una prostituta di alto bordo, di nome Fiammetta, amante, fra gli altri, di Cesare Borgia. La donna l'aveva ottenuta, probabilmente, per essersi pentita dei suoi peccati e l'aveva ornata con pregevoli opere d'arte, fra cui una Pietà (di autore ignoto) sull'Altare Maggiore.
Legato a Fiammetta, e a testimonianza della sua redenzione, è l'affresco con la Maddalena, che ancora oggi si trova alla sinistra dell'Altare Maggiore. E' opera di un contemporaneo del Caravaggio, Cristoforo Casolani, pittore che affrescò tutta la cappella e che si distingue per la finezza e la delicatezza del tratto.

Il Caravaggio ricevette l'incarico di eseguire la pala d'altare con una Madonna di Loreto, proprio in ricordo del pellegrinaggio compiuto dal marchese Cavalletti. E infatti c'è chi vuole vedere nel pellegrino il marchese e nell'anziana donna, sua madre.
Questa tela doveva sostituire la Pietà commissionata da Fiammetta, che venne poi donata nel 1606 al Cardinale Scipione Borghese.
In quegli anni Caravaggio stava consolidando la sua fama di artista e di astro nascente della pittura romana e quindi il suo nome era certamente noto al marchese Cavalletti.
Pare, però, che la sua candidatura fu sostenuta da un frate del convento di Sant'Agostino, un certo Giovan Battista Gori, su raccomandazione del cognato di quest'ultimo, il commerciante d'arte Costantino Spada, con cui Caravaggio aveva rapporti stretti.

Si è detto tanto sulla modella, che ha dato volto e corpo alla Vergine.
Leggende caravaggesche contemporanee parlano di una cortigiana e c'è chi, in modo maligno, ravvisa nella posizione della Madonna sulla porta di casa, la posizione con cui le prostitute accoglievano i clienti. A riprova di ciò, si citano antichi documenti in cui, parlando di una certa Lena, donna del Caravaggio, si dice che questa "sta in piedi a Piazza Navona", a voler significare che esercita la professione di prostituta. Secondo queste leggende, il Caravaggio avrebbe osato rappresentare la sua amante nella posizione in cui abitualmente lavorava.
Più certamente questa Lena, modella del Caravaggio, ha a che fare con lo scontro tra il pittore e un certo Mariano Pasqualone. La storia dice che la madre di Lena, ragazza povera, ma onorata, aveva concesso alla figlia di posare per il pittore, dietro giusto compenso, mentre aveva rifiutato più volte di concedere la mano della figlia ad un giovane di professione notaio, Mariano Pasqualone appunto. Quest'ultimo, in preda al risentimento e alla gelosia, aveva definito il Caravaggio "scomunicato e maledetto", provocando la giusta collera del pittore, che lo aveva aggredito con un'ascia.
Fra l'altro nessuna delle fonti antiche identifica il viso della Madonna con quello di Lena.

Forse, per l'acconciatura e per il volto della Vergine, il Caravaggio potrebbe essersi ispirato alla Madonna del pregevole gruppo scultoreo di Andrea Sansovino (1510-1512), un tempo nella navata centrale e ora nella seconda cappella della navata sinistra.


Andrea Sansovino - Madonna col Bambino e Sant'Anna
(Sant'Agostino, Roma)
Caravaggio - Madonna di Loreto
(Cappella Cavalletti, Sant'Agostino, Roma)
 


 
Invece per le mani e la rappresentazione del Bambin Gesù non più neonato, il Caravaggio potrebbe aver tratto ispirazione da un altro gruppo scultoreo presente nella chiesa, ovvero la Madonna del Parto di Iacopo Sansovino (1518-1521)
Iacopo Sansovino - Madonna del Parto
(Sant'Agostino, Roma)
Caravaggio - Madonna di Loreto
(Cappella Cavalletti, Sant'Agostino, Roma)
La Madonna del Parto è oggetto da sempre di grande devozione. A Lei si rivolgono le donne incinta, ma anche le madri di bambini ammalati e il suo altare è pieno di ex voto a memoria della Grazia ricevuta.
La tradizione vuole sia l'adattamento di un'antica statua romana raffigurante "Agrippina con il piccolo Nerone in braccio", ma, in realtà è stata realizzata interamente dal Sansovino.

Per concludere, spesso chi entra in questa chiesa ad ammirare la Madonna del Caravaggio, non sa che, all'interno, è custodito anche un pregevole affresco di Raffaello, raffigurante il Profeta Isaia (1511-1512).

Raffaello Sanzio - Profeta Isaia (Sant'Agostino, Roma)
 
L'affresco è collocato sul terzo pilastro di sinistra della navata centrale e ricorda in maniera impressionate, per la torsione del corpo e la possente muscolatura, le figure dipinte da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina.


La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.30.

Se vi trovate in zona per l'ora di pranzo o di cena (sabato sera e domenica esclusi), vi consiglio un ottimo ristorante di cucina romana, "Armando al Pantheon", in Salita dei Crescenzi 31.
Il locale è piccolo, ma molto accogliente, con alle pareti foto, ritratti e piccole opere d'arte donate alla famiglia. Il servizio è attento e informale.
Da non perdere il giovedì la coda alla vaccinara, ma anche (tutti i giorni) la zuppa di orzo perlato con lenticchie, funghi porcini, tartufo nero di Norcia e pomodoro, i primi piatti della tradizione romana (spaghetti alla matriciana, alla gricia, alla carbonara o cacio e pepe), l'ottima coratella di abbacchio e, per chiudere in bellezza, la sublime torta antica Roma (con confettura e ricotta).
Degna conclusione di una giornata romana all'insegna dell'arte con la A maiuscola.






 


lunedì 16 marzo 2015

Siete a Siviglia e volete assaggiare degli ottimi dolcetti preparati dalle monache?
Allora dovete assolutamente provare i bollitos, i biscotti e le altre delizie preparate, secondo antiche ricette, dalle suore clarisse del Convento di Santa Ines, in Calle Maria Coronel.
Si dice che la ricetta dei bollitos sia ancora quella originale, ideata, nel XIV secolo, dalla fondatrice del convento, Suor Maria Coronel: olio, farina, zucchero, lievito e semi di sesamo. Il risultato sono dei piccoli panini dolci, morbidissimi e per niente stucchevoli.
E che dire dei biscotti, che le suore confezionano uno ad uno e vendono in una bella scatola bianca e blu? La pasta frolla è eccezionale, friabile. I miei preferiti sono quelli alle mandorle e alla farina di carrube, ma sono molto buoni anche quelli all'anice o quelli al limone.

Biscotti di Santa Ines

Sono in vendita anche altre delizie, che proverò sicuramente nel mio prossimo viaggio a Siviglia.
I dolcetti sono in vendita tutti i giorni (domenica e festivi esclusi) dalle ore 9.00 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 18.30. Questo è l'orario che ho visto esposto a gennaio 2015, l'ultima volta che sono stata a Siviglia. Non so se in estate l'orario cambia. Comunque per qualsiasi informazione, il numero di telefono del convento è 0034.954.224.145

Comprare questi dolcetti, non è solo un'esperienza gastronomica degna di nota, ma è soprattutto un modo per fare un salto nel passato, nel lontano XIV secolo, quando il convento è stato fondato.
Infatti in questo luogo il tempo sembra essersi fermato: si percepisce un senso di profonda pace e serenità, lontano anni luce dalla frenesia della vita quotidiana.
Varcato il portone di ingresso, si entra in un cortile, in cui sulla destra si trova la chiesa del convento
(di cui parlerò più avanti), mentre di fronte a noi c'è una ruota girevole con a lato l'elenco dei dolcetti e il loro prezzo.
Una volta scelti i dolcetti che si intendono acquistare, si suona il campanello e, dopo qualche minuto, una vocina flebile e molto dolce ci saluterà con "Ave Maria Gratia Plena". Bisogna rispondere "Sin pecado concepida" (io e mia sorella non lo sapevamo, l'abbiamo sentito da un gruppo che ha comprato i dolcetti prima di noi).
Essendo un convento di clausura, le monache non possono farsi vedere. Per questo, dopo i saluti, la stessa suora ci chiederà, sempre nascosta dietro la ruota girevole, cosa vogliamo acquistare. I dolcetti scelti ci verranno passati attraverso la ruota. Per il pagamento si mettono i soldi nella ruota e si aspetta l'eventuale resto.

La storia della fondatrice del convento, il cui corpo, incorrotto, è custodito nella chiesa, è la storia di una donna coraggiosa, vittima della persecuzione di un uomo crudele e spietato.
Maria Coronel, figlia di un potente nobile spagnolo, Don Alfonso Fernandez Coronel, era cresciuta a Siviglia, nella seconda metà del XIV secolo.
Quando il marito, Juan Alfonso, discendente della casa reale di Leon, fu incarcerato per aver partecipato ad una cospirazione per detronizzare il re Pedro I il Crudele, Maria si mise in viaggio per Tarragona, per chiedere la grazia al sovrano. Quest'ultimo, uomo senza scrupoli e senza morale, affascinato dalla bellezza di Maria, decise che doveva farla sua. Per questo le fece credere che avrebbe fatto liberare il marito, ma, in realtà, diede l'ordine che fosse immediatamente giustiziato.
Quando Maria rientrò a Siviglia, non solo scoprì di essere diventata vedova, ma iniziò ad essere oggetto di continue persecuzioni da parte del sovrano, tanto da essere costretta a rifugiarsi nel convento di Santa Clara.
Le monache, venute a conoscenza dell'immorale condotta del re, decisero di aiutare Maria.
Quando Pedro, scoperto il rifugio della sua amata, fece irruzione nel convento, Maria fu nascosta nel chiostro, in una fossa poi ricoperta di terra e di tavole di legno. Una leggenda narra che immediatamente, su questo nascondiglio, crebbero fiori e piante, cosicchè il re non fu in grado di trovare Maria, pur avendola cercata in lungo e in largo per tutto il convento.
Alcuni giorni dopo, però, Pedro I fece irruzione improvvisamente nel convento. Maria cercò rifugio nella cucina, e, vedendosi ormai scoperta, si gettò sul viso dell'olio bollente, rimanendo completamente sfigurata.
Quando Pedro I entrò in cucina e vide il volto sfigurato di Maria, fuggì in preda al terrore. Per far tacere  i suoi rimorsi di coscienza, incaricò la badessa del convento di prendersi cura della poveretta, offrendo tutte le sue ricchezze.
Maria, però, fece al re soltanto una richiesta: che le rendesse tutti i beni confiscati al marito in seguito al suo arresto.
Con i soldi ricavati dalla vendita di questi beni, Maria fondò, nel 1376 il convento di Santa Ines, nella stessa casa che era stata dei suoi genitori. Qui ricoprì la carica di badessa fino alla sua morte, avvenuta il 2 dicembre 1411.
Il suo corpo fu custodito nel convento fino al 1679, in un sepolcro insieme al marito e alla figlia. In quell'anno, in occasione di lavori di ristrutturazione, si decise di spostare altrove la sua tomba, scoprendo così che, mentre il corpo di Maria era rimasto intatto, quelli del marito e della figlia erano ridotti in cenere.
Nel 1934 fu ufficialmente riconosciuta la sua incorruttibilità e da allora Maria è oggetto di profonda venerazione a Siviglia. Ogni 2 dicembre, anniversario della sua morte, il suo corpo viene esposto alla devozione dei fedeli, in una teca di vetro.

Essendo il convento ancora abitato dalle monache di clausura (le stesse che sfornano quotidianamente gli ottimi dolcetti di cui vi ho parlato), non è possibile visitarlo. E' un vero peccato perchè al suo interno, in particolare nel refettorio, sono conservati affreschi, segnalati come importanti testimonianze del rinascimento sivigliano. Fra questi un "Ultima Cena" nella parete est del refettorio, di autore ignoto e recentemente restaurata.

Nel cortile che si incontra una volta varcato il portone di ingresso (e nel quale si trova la ruota girevole per acquistare i dolcetti), c'è un azulejos del 1970 che ricorda e rende omaggio al poeta Adolfo Becquer e alla sua leggenda di "Maese Perez l'organista".
Questa è la storia di Maese Perez, un maestro d'organo del XVIII secolo che visse e lavorò nel convento di Santa Ines.
L'uomo aveva una figlia, che, una volta adulta, espresse il desiderio di farsi suora proprio nel convento dove suonava il padre. In onore della fondatrice del convento, si fece chiamare Suor Maria.
Quando l'amata figlia divenne badessa, il padre, ormai molto vecchio, promise che, in occasione della prima festa solenne, avrebbe suonato una musica così bella, come mai se n'era udita a Siviglia.
Una volta che in città si sparse la notizia di questa promessa, gli appassionati inziarono ad attendere impazienti il giorno in cui l'organista avrebbe suonato una tal melodia.
Poichè si era ad inizio dicembre, la prima messa solenne sarebbe stata quella della vigilia di Natale.
Il maestro si mise alacremente al lavoro, dedicando quasi tutte le ore del giorno alle prove, ma, nonostante l'impegno, non riusciva a comporre e a suonare la musica che avrebbe voluto. Per questo divenne sempre più taciturno e finì con l'ammalarsi.
A mezzanotte della vigilia di Natale, la chiesa era gremita e, quando le campane annunciarono, al terzo rintocco, l'inizio della messa, Maese Perez entrò vacillante, con gli occhi lucidi di febbre, spettinato e con la barba lunga. Salì faticosamente le scale e, lasciatosi cadere sul sedile di fronte all'organo, iniziò a suonare. Mai a Siviglia si erano uditi accordi più dolci ed ispirati, in grado di far rivivere ai fedeli la magia e il miracolo di quella santa notte a Betlemme.
Al momento della Presentazione dell'Ostia si udì un rumore brutale: il maestro Perez era caduto e giaceva accasciato e senza vita.
Il suo posto, come organista del convento, fu preso da un ubriacone, chiamato "El Bisojo" che divenne subito oggetto di scherno da parte dei burloni della città, tanto più quando si seppe che l'uomo si era impegnato a suonare, per la messa della vigilia di Natale, una musica all'altezza di quella suonata l'anno precedente da Maese Perez.
Quando finalmente arrivò la vigilia di Natale e iniziò la messa, tutti gli occhi erano puntati su El Bisojo. Quest'ultimo cominciò a suonare, ma l'organo non produceva alcun suono, nonostante l'uomo si affannasse a schiacciare i tasti e a modificare i registri. L'organista continuò ad insistere per un pò di tempo e alla fine dovette desistere.
La messa, intanto, proseguiva e quando si giunse al momento della consacrazione dell'Ostia, mentre Bisojo era inginocchiato accanto alla ringhiera, l'organo cominciò a suonare da solo, partendo con lo stesso accordo grandioso che era stato interrotto un anno prima dalla morte di Maese Perez. Dopo questo seguirono nuovi accordi, così eterei, dolci e celestiali che sembravano provenire da una mano divina. Quando la messa terminò, l'organo emise un'ultima nota e la musica cessò con una specie di sospiro.
A questo punto i fedeli, che non avevavo staccato gli occhi dallo strumento, poterono vedere l'ombra di un uomo anziano, spettinato e con la barba lunga, sparire misteriosamente. Era Maese Perez, l'organista, che era voluto tornare dall'aldilà per mantenere la promessa fatta a sua figlia.

Se si vuole vedere l'interno della chiesa, il cui portale di ingresso si trova sul lato destro del cortile, bisogna partecipare alla messa che si tiene quotidianamente dalle ore 19 alle ore 19.30. Il resto del giorno la chiesa rimane chiusa.
La chiesa è a pianta longitudinale a 3 navate e le opere presenti risalgono al XVIII e al XIX secolo.
Io purtroppo non sono riuscita a visitarla, ma elencherò di seguito alcuni particolari interessanti e curiosi.
Nella navata destra, al di sotto del coro, si trova una teca di cristallo con il corpo incorrotto di Maria Coronel (esposto ai fedeli ogni 2 dicembre) e anche l'organo barocco del XVIII secolo, descritto da Adolfo Becquer nella sua leggenda di "Maese Perez l'organista".
Sempre nella navata destra, in prossimità dell'altare della Madonna del Rosario, si trova una nicchia, decorata ad azulejos, che contiene un'arca protetta da una recinzione. Un'antica iscrizione ricorda che all'interno dell'arca si trova una scatola in ebano e argento con la testa di una delle vergini martirizzate a Colonia insieme a Sant'Orsola.
Secondo la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, Orsola, per volere del padre, re di Bretagna, doveva sposare un principe pagano. La fanciulla, che si era convertita al cristianesimo, convinse il suo futuro sposo a lasciarle compiere, insieme a dieci giovani ancelle, un pellegrinaggio a Roma.
Qui il Papa la benedisse e la consacrò a Dio, con un voto di verginità perpetua.
Durante il viaggio di ritorno, sulle alture di Colonia, Orsola e le sue ancelle furono catturate da Attila.
Essendosi rifiutate di cedere alle lusinghe amorose del re degli Unni, Orsola e le sue ancelle furono martirizzate e uccise.
La confusione sul numero delle vergini (da 11 a 11000), si deve alla comparsa, nel X secolo, di un manoscritto in cui si  fa riferimento alla storia di Sant'Orsola e in cui è scritto "XI M VIRGINUM". Invece di leggerla UNDECIM MARTYRES VIRGINUM (undici vergini martiri), si interpretò la dicitura come UNDECIM MILLIA VIRGINUM (undicimila vergini).
Vi è una tradizione secondo la quale, che recita 11000 Padre Nostro di fronte all'urna, riceve in cambio la data della sua morte.
Nella navata sinistra, da un punto di vista artistico meno pregevole di quella destra, va ricordato l'altare dedicato a Sant'Espedito, protettore delle cause urgenti.
Martire cristiano del IV secolo, Espedito era un fante della legione detta "Fulminante", sotto l'imperatore Diocleziano. Il suo nome deriva forse dal fatto che i fanti leggeri erano detti, nel
linguaggio militare, "expediti".
Nel momento della conversione gli apparve il Demonio sotto forma di corvo, per indurlo a rimandare la conversione, ma il santo fu risoluto e non desistette.
E' considerato il patrono delle cause urgenti, forse a causa proprio del suo nome e della sua agiografia. Infatti Expeditus (veloce, ma anche libero da impacci) è il santo che esaudisce subito le richieste dei devoti, senza attendere domani (in latino cras, che ricorda il verso del corvo).
Solitamente è rappresentato mentre schiaccia un corvo con scritto "cras-domani" e tiene una croce (in origine una clessidra) con scritto "hodie-oggi".