lunedì 13 luglio 2015

Ludwig II e i suoi castelli - Parte I

Le vacanze estive sono alle porte e vorrei suggerirvi una vacanza itinerante alla scoperta dei meravigliosi castelli (alcuni noti, altri meno) legati alla vita del re Ludwig II di Baviera (1845-1886).
 
Ludwig II di Baviera
 
 Personaggio entrato nella storia e nel mito per la sua eccentricità e per aver donato alla sua amata patria, la Baviera, dei castelli da fiaba, Ludwig fu un uomo e un sovrano dalla personalità estremamente complessa ed enigmatica.

Da una parte era romantico e sognatore, timido e sensibile (lati del suo carattere che lo portavano spesso a isolarsi dal mondo e dalla vita di corte, per la quale provava una vera e propria avversione, per rifugiarsi nelle amate Alpi Bavaresi), dall'altra autoritario, a volte arrogante, orgoglioso e quasi ostinato nel perseguire i suoi obiettivi, per nulla docile e malleabile.
Era convinto che la sua missione di sovrano discendesse direttamente da Dio e che avesse come fine ultimo quello di riportare in auge, attraverso il mecenatismo delle arti e della musica, la gloria della Germania dei secoli passati, offuscata, secondo lui, dall'industrializzazione, dall'abbandono degli ideali cavallereschi e dalla mancanza di suggestioni spirituali e fantastiche.
 
Inadatto a governare e incapace di far fronte alle lotte di potere interne ed esterne, profondamente infelice e con un grande bisogno di essere amato, desiderava solo evadere da una realtà in cui non si riconosceva, per rifugiarsi in un mondo fantastico fatto di eroismo, di romanticismo, di arte, musica e poesia, dove si percepivano solo gli echi di un glorioso passato che avrebbe fortemente voluto far rivivere.
 
E in un certo senso riuscì a dare forma e consistenza ai suoi sogni.
Lo fece promuovendo, anche a discapito delle sue finanze e della sua credibilità come sovrano, la messa in scena delle opere di Richard Wagner tratte da famose saghe medievali tedesche (Lohengrin "Il cavaliere del cigno", Parsifal, Tristano e Isotta, Tannhäuser).
Ma lo fece soprattutto attraverso la concezione e la realizzazione dei castelli che ancora oggi possiamo ammirare sulle Alpi Bavaresi, stravaganti, anacronistici (si pensi che negli stessi anni a New York venivano costruiti i primi grattacieli), ma in grado di affascinare ancora oggi milioni di visitatori (con grande soddisfazione dell'Ente del Turismo bavarese!).

Partiamo quindi per il nostro viaggio in Baviera!

Se abitate nel Nord Italia come me, vi consiglio di raggiungere la Baviera con la vostra auto attraverso il valico del Brennero oppure del San Bernardino: il viaggio è piacevole e i chilometri da percorrere non sono molti (risparmierete sul costo del noleggio di un'auto in loco).
In alternativa potete prendere il treno via Bologna/Verona/Innsbruck/Monaco di Baviera (sul sito www.bahn.com/ITA troverete orari e prezzi e anche la possibilità di prenotare online) e una volta a Monaco potrete noleggiare un'auto.
Oppure potete prendere l'aereo. Monaco di Baviera è raggiungibile da molte città italiane.
Sul sito www.skyscanner.it/ troverete le migliori offerte di voli messe a disposizione dalle principali compagnie aeree. Una volta atterrati, potete noleggiare un'auto.

I castelli di Ludwig sono tutti a poca distanza uno dall'altro, per cui vi consiglio di pernottare in una sola località e di spostarvi con la vostra auto per visitarli.

Come base vi suggerisco il villaggio di Oberammergau, a 800 mt di altitudine sulle Alpi Bavaresi, nel distretto di Garmisch-Partenkirchen.
Vi colpiranno certamente le sue case affrescate con la tecnica bavarese del Lüftlmalerei, il cui nome deriva proprio da una casa di Oberammergau chiamata Zum Lüftl, residenza di un famoso e molto apprezzato pittore di facciate del XVIII secolo.
I temi degli affreschi sono religiosi, ma anche tratti dalle favole dei fratelli Grimm come Hansel e Gretel o Cappuccetto Rosso.



Oberammergau - Casa affrescata con scene di Cappuccetto Rosso



Oberammergau - Casa affrescata con scene di Hansel e Gretel


 Oberammergau è anche famosa per i suoi intagliatori di legno. Passeggiando per le strade del villaggio troverete numerose botteghe artigiane nelle quali potrete acquistare statuine per il presepe in legno di abete o altre sculture sempre in legno a tema religioso e non solo.

Di seguito alcuni indirizzi di gastehaus (pensioni con servizio di Bed&Breakfast) e ristoranti a Oberammergau:

1) Pension Zwink: semplice, ma confortevole pensione, con camere spaziose, luminose e molto pulite, a due minuti   a piedi dal centro del villaggio. Ottimo rapporto qualità/prezzo. Per informazioni e prenotazioni potete consultare il sito internet www.pension-oberammergau/Pension-Zwink.
2)  Gastehaus Hildegard: a fianco alla Pension Zwink ha camere più piccole, ma altrettanto confortevoli e pulite e offre eccellenti colazioni con ampia varietà di prodotti dolci e salati. I gestori (marito e moglie) sono molto simpatici, parlano inglese e forniscono ottimi consigli su cosa visitare in zona. Ottimo rapporto qualità/prezzo. Per informazioni e prenotazioni potete consultare la pagina di booking www.booking.com/gastehaus-hildegard.
3) Zur Tini Weinstube: locale in stile tipico bavarese con ottimo cibo e ottima birra bavarese in Dorfstrasse 7. Da provare lo stinco di maiale, le sontuose Wiener Schnitzel con contorno di insalata e patate arrosto e lo strudel di mele. non accetta carte di credito, ma solo contanti
 
 
Per il primo giorno vi consiglio uno dei miei castelli preferiti, il castello di Linderhof, a 14 Km da Oberammergau, quasi al confine con l'Austria.
E' aperto tutto l'anno, ma, mentre la visita degli interni è sempre possibile, la visita degli edifici nel parco e della grotta di Venere è consentita solo da aprile ad ottobre.
Le visite sono consentite solo accompagnati da guide.
Sul sito si parla di visite guidate in tedesco e inglese, ma io nell'agosto 2005 ho partecipato ad una visita guidata in italiano, pur non facendo parte di un gruppo. L'ideale è informarsi all'ingresso.
 
Linderhof, immerso nell'imponente cornice delle Alpi, era il castello prediletto da Ludwig e quello nel quale soggiornò più a lungo.
Castello di Linderhof - Esterno
 
Fatto edificare in un terreno che il padre, re Massimiliano II, aveva acquistato dai monaci della vicina abbazia benedettina di Ettal, il castello fu concepito più come un rifugio personale che come un sontuoso palazzo (anche se gli interni sontuosi e trabordanti di decorazioni a stucco dorato, tipiche del rococò bavarese, danno in certi casi più una sensazione di monumentalità che di intimità).
 
Castello di Linderhof - Sala degli specchi
 
Doveva rifarsi al Petit Trianon di Versailles, ovvero il rifugio destinato agli svaghi della regina Maria Antonietta.
Gli interni sono un continuo rimando alla grandezza del Re Sole Luigi XIV e ai fasti della reggia di Versailles: dal monumentale affresco sul soffitto della camera da letto che raffigura l'apoteosi del Re Sole, ai quadri con scene delle vita di  corte nella Francia del XVII secolo sopra le porte della Sala degli Specchi). Su una parete dell'atrio di ingresso è inoltre inciso il motto del Re Sole: "L'Etat c'est moi" (Lo Stato sono io).
Ludwig aveva una vera e propria venerazione per Luigi XIV, derivata probabilmente dai racconti sulla fantastica vita alla corte di Versailles che la sua governante Meilhaus gli fece quando era bambino. Questo suo amore per la corte francese lo si ritrova in un altro castello, Herrenchiemsee, liberamente ispirato alla reggia di Versailles.
Ritornando a Linderhof, particolare è la sala da pranzo, con in mezzo il "Tavolo che si apparecchia da sé". Il nome deriva dal fatto che esso veniva apparecchiato e poi issato, tramite uno speciale marchingegno, dalle cucine sottostanti direttamente nella sala da pranzo in modo che Ludwig potesse consumare i suoi pasti senza essere disturbato dalla servitù. Poiché già in giovane età aveva perso quasi tutti i denti, a causa della sua passione per i dolci e della sua paura dei medici, aveva difficoltà a masticare e quindi non voleva, orgoglioso com'era, che i suoi sottoposti lo vedessero mangiare in modo poco elegante e poco consono a un uomo del suo rango.

Altrettanto ricchi di fascino sono il giardino, dalle perfette geometrie, e gli edifici nel parco che circonda il castello: il chiosco moresco e la casa marocchina.
Castello di Linderhof - Chiosco moresco


Castello di Linderhof - Casa marocchina

Concludiamo la nostra visita nel parco con la Grotta di Venere. Qui Ludwig trascorreva ore a sognare all'interno di una piccola barca a forma di conchiglia (ancora presente e la stessa che si vede anche nel film di Luchino Visconti). Si faceva cullare dalle acque di un lago artificiale, godendo di un magico gioco di luci (grazie ad un impianto fatto installare dal Sig. Siemens) e della musica del suo amato Wagner.
Oggi a noi turisti è concesso di rivivere questi momenti onirici, durante le visite guidate al castello: le luci si spengono e per qualche minuto ci accompagna una musica tratta dal Tannhauser di Wagner.


Castello di Linderhof - Grotta di Venere

Nel pomeriggio vi consiglio una gita al Lago di Starnberg, a 20 Km a sud di Monaco, raggiungibile da Oberammergau con l'autostrada A95 Garmisch – Monaco.
Meta di vacanza di numerosi esponenti del jet-set tedesco, con numerose ville affacciate sul lago, il lago è legato a re Ludwig per due motivi: lo Schloss Berg e la Roseninsel.

Lo Schloss Berg, tranquillo e appartato, si affaccia in posizione splendida sulla sponda nord-orientale del lago, nella località di Berg.
E' ancora oggi di proprietà della famiglia Wittelsbach (gli eredi di Ludwig) e quindi non è visitabile.



Lago di Starnberg - Schloss Berg
Severamente danneggiato durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruito nel dopoguerra, anche se in forma più semplice e non nella versione dei tempi di Ludwig.

Il padre di Ludwig aveva trasformato il castello secondo lo stile neo-gotico in voga all'epoca, con mura merlate e alte torri.
Per la sua posizione tranquilla e isolata, Ludwig vi si rifugiò spesso per sfuggire all'opprimente vita di corte. Qui amava passeggiare in completa solitudine lungo i sentieri che costeggiavano le rive, ammirando in lontananza le Alpi coperte di neve e accompagnato solo dal canto degli uccelli e dallo sciabordare delle onde contro gli scogli.

Lago di Starnberg - Panorama sulle Alpi dalla riva del lago
Nel castello di Berg Ludwig ricevette importanti personalità dell'epoca come la zarina di Russia Maria Alexandrovna e Wagner e qui, insieme al suo medico il Dott. Von Gudden, trovò la morte, in circostanze misteriose, la notte tra il 12 e il 13 giugno 1886.
Secondo il bollettino ufficiale si trattò di annegamento, ma molte sono le perplessità sulla veridicità di questa versione, dal momento che l'autopsia non ha rilevato presenza di acqua nei polmoni. All'inizio del Novecento, nel punto esatto in cui fu ritrovato il corpo senza vita del sovrano, è stata posta una croce.
Oggi la croce e la vicina Votivkapelle in stile preromanico a 800 mt dal castello, sono meta di pellegrinaggio da parte degli ammiratori di Ludwig.
Ogni anno, in occasione dell'anniversario della morte del re, una folla di nostalgici si dà appuntamento nei pressi del parco del castello, portando corone di fiori e intonando canti bavaresi.
Ogni anno  i Guglmanner, incappucciati e con in mano delle torce, celebrano, davanti alla Votivkapelle, la ricorrenza della morte del sovrano.


Lago di Starnberg - Croce commemorativa



Lago di Starnberg - Votivkapelle
La cappella votiva, di forma ottagonale, con copertura del tetto a spicchi, fu edificata tra il 1896 e il 1900.
Gli affreschi della cupola cantano il mito del Sacro Graal, che tanto affascinò Ludwig in vita.
L'ovoide absidale, con all'interno la figura di Cristo, è contornato da 41 losanghe, corrispondenti agli anni di Ludwig quando trovò la morte.
Sempre nell'abside spicca un ritratto di Federico II di Svevia inscritto in un ottagono, figura geometrica cara al sovrano medievale (vedi Castel del Monte in Puglia) e ricca di richiami esoterici.
Inoltre non può sfuggire il fatto che Federico II fu assassinato per volere del Papa il 13.12.1250, mentre Ludwig morì in circostanze sospette il 13.6.1886.
Sul tetto della cupola spiccano tre croci: in alto quella celtica, a celebrare l'origine germanica della famiglia Wittelsbach, al centro quella cattolica, a celebrare la religione dello stato bavarese e in basso quella dei cavalieri templari, a celebrare i difensori della fede cristiana durante le Crociate.

Quando Ludwig si trovava a Berg ed era a conoscenza che l'amata cugina Elisabetta (Sissi) era in visita ai genitori nel vicino castello di Possenhofen (sulla riva sud occidentale del lago di Starnberg, oggi proprietà privata), percorreva a cavallo il perimetro del lago per deporre un mazzo di rose davanti alla porta prima del suo risveglio.


Lago di Starnberg - Castello di Possenhofen

Oppure Ludwig attraversava il lago a bordo del suo piroscafo per rifugiarsi nella Roseninsel, un'isola di proprietà della famiglia reale, situata in mezzo al lago, nella quale il padre di Ludwig aveva fatto piantare quasi tremila cespugli di rose, che in estate, nel pieno della fioritura, inebriavano con il loro profumo.


Lago di Starnberg - Roseninsel
Al centro del giardino si erge un piccolo villino nel quale Ludwig e Sissi trascorrevano i pomeriggi parlando e leggendo poesie uno all'altra. Quando uno dei due era assente, si lasciavano delle lettere in uno scomparto segreto di uno scrittoio, collocato all'interno del villino, in un salotto affacciato sul lago.
Se non erano nel villino, i due cugini passeggiavano nei boschi, a cavallo o a piedi, portandosi la colazione al sacco e leggendo a voce alta all'ombra dei pini e dei castagni, finalmente liberi di potersi esprimere, senza le forzature dell'etichetta di corte.

Da maggio a ottobre Roseninsel è raggiungibile in traghetto dalla cittadina di Feldafing e, dopo un attento restauro, il villino è ora visitabile e ospita un piccolo museo dove è illustrata la storia dell'isola.
 
Di seguito alcuni aneddoti curiosi legati al castello di Berg e a Possenhofen, che rivelano la stravaganza di Ludwig.
 
Durante il fidanzamento (poi rotto) di Ludwig con la principessa Sofia in Baviera, sorella di Sissi, quando il re risiedeva nel castello Berg, capitava che nel cuore della notte gli venisse il desiderio improvviso di far visita  alla fidanzata.
Inviava, allora, uno scudiero a Possenhofen e, mentre tutti dormivano, Ludwig saliva in carrozza e, immerso nell'oscurità, si dirigeva da Berg a Possenhofen, sull'altra sponda del lago.
Preavvertita dallo scudiero del re, la famiglia della fidanzata e tutta la servitù si alzavano e si vestivano di tutto punto, dal momento che Ludwig pretendeva di essere ricevuto a qualunque ora e con gli onori dovuti al suo rango. Una volta pronti, Sofia e i suoi genitori, in piedi sullo scalone del loro castello, attendevano di udire il rumore della carrozza di Ludwig che entrava nel viale. Dopo aver creato tutto quello scompiglio, Ludwig non sempre si tratteneva con la fidanzata, ma a volte lasciava solo un mazzo di fiori o una lettera per poi scomparire di nuovo nell'oscurità della notte.

Durante le convulse ore seguite alla dichiarazione di guerra della Prussia di Bismark alla Baviera nel 1866 (guerra delle Sette Settimane), una delegazione di funzionari di governo lasciarono Monaco diretti al castello di Berg, dove Ludwig si era rifugiato, incapace di affrontare le conseguenze di una guerra che aborriva. Era infatti necessario che il re firmasse la controdichiarazione di guerra.
Una volta arrivati ai cancelli del castello, i funzionari trovarono, però, l'ingresso sbarrato da due sentinelle e, malgrado le suppliche e le minacce, non riuscirono ad entrare.
Umiliati e infuriati i membri della delegazione ritornarono a Starnberg, dove telegrafarono al Primo Ministro, che si mise subito in viaggio per affrontare di persona il sovrano.
Al suo arrivo il Primo Ministro costrinse con la forza le guardie del re a lasciarlo entrare. Una volta entrato non trovò, però, nessun domestico che sapesse dove si trovasse il re. Furente cominciò a cercarlo di persona stanza per stanza.
Finalmente, facendo irruzione in una sala semibuia, vi scoprì Ludwig con il suo aiutante di campo Principe Paul Von Thurn und Taxis (con il quale intrattenne negli anni giovanili una relazione sentimentale platonica). I due, travestiti in ricchi costumi da Barbarossa e Lohengrin, recitavano poesie d'amore l'uno all'altro, illuminati dai raggi di una luna artificiale.

Questa prima giornata, alla scoperta della storia e della personalità di Ludwig di Baviera, nella cornice delle Alpi Bavaresi, volge al termine.
Non vi resta che gustare qualche sostanziosa specialità bavarese innaffiata da un'ottima Andechs Bier nel Biergarten dell'abbazia della vicina Andechs, dove i  monaci preparano la loro birra con la stessa ricetta da più di 600 anni!

Prosit e Gruss Gott!!!


venerdì 29 maggio 2015

Tre giorni a Parigi - Terzo giorno

Ha inizio la nostra ultima giornata a Parigi!

Se, come penso, è domenica, voglio farvi scoprire, prima di tutto, uno dei mercati parigini che preferisco: il Marchè Bastille (fermata metro Bastille)
Dopo aver fatto colazione nelle vicinanze (io vi consiglio nuovamente Ma Bourgogne in Place des Vosges), recatevi verso Place de la Bastille.

Il mercato si tiene tutti i giovedì dalle ore 7.00 alle ore 14.30  e tutte le domeniche dalle ore 7.00 alle ore 15.00 in Boulevard Richard Lenoir a due passi da Place de la Bastille.
Conta più di 100 banchi ed è un tripudio di colori e di profumi: formaggi, salumi, frutta e verdura, olive, spezie, pane, carne, pesce, polli allo spiedo, ma anche abbigliamento, scarpe, accessori.
Insomma l'ideale per acquistare qualche souvenir "gastronomico" o semplicemente l'occorrente per un picnic domenicale all'aperto (se la giornata lo consente).
 
Parigi - Marchè Bastille
 


Parigi - Marchè Bastille

Parigi - Marchè Bastille

Parigi - Marchè Bastille

Parigi - Marchè Bastille

Parigi - Marchè Bastille

Al solo rivedere queste foto, mi viene l'acquolina in bocca....
E poi i prodotti sono tutti di ottima qualità e l'atmosfera è vivace e autentica.

Dopo aver fatto scorta di prelibatezze, andiamo ad esplorare a Montmartre alcuni luoghi legati a  Henri de Toulouse-Lautrec e in generale al movimento artistico che animò Parigi a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

Nato nel 1864 ad Albi, nel sud della Francia, Henri de Toulouse-Lautrec trascorse la sua infanzia nel castello di famiglia a Le Bosc nel dipartimento dell'Aveyron, vicino ad Albi.
Il castello, oggi di proprietà di una discendente del pittore (da parte materna), è ancora arredato con mobili dell'epoca di Lautrec ed è visitabile quotidianamente con visite guidate.
Inoltre ad Albi (pittoresca cittadina del dipartimento del Midi-Pyrenees), in un palazzo della fine del XIII secolo, sede dei vescovi della città, è ospitato il Musee Lautrec, la più ricca e interessante collezione di opere del pittore fuori Parigi.
All'età di 14 anni Henry si procurò una brutta frattura al femore sinistro cadendo sul parquet mal incerato del salone della sua casa di Albi. L'anno successivo si ruppe anche la gamba destra. Essendo affetto da una malattia genetica che causava problemi alle ossa (probabilmente dovuta ai frequenti matrimoni fra consanguinei contratti nelle precedenti generazioni), queste fratture non guarirono mai completamente e le sue gambe non crebbero più, rimanendo quelle di un bambino, a differenza del busto, che, invece, si era sviluppato normalmente.
Questa sua menomazione lo rese inadatto all'attività fisica e contribuì a farlo appassionare all'arte in generale e alla pittura in particolare.
Trasferitosi a Parigi con la madre, si specializzò soprattutto nella realizzazione di manifesti pubblicitari per locali, rappresentazioni teatrali, balletti e spettacoli dei cafè-concert (locali in cui si poteva bere qualcosa ed assistere a concerti o altri spettacoli).
Ma produsse anche poster, litografie, illustrazioni,   in cui i protagonisti erano personaggi della società bohemien dell'epoca: ballerine, cantanti, prostitute, intellettuali.
Morì a soli 37 anni, sopraffatto dall'alcolismo e dalla sifilide.

Per scoprire i luoghi di Toulouse-Lautrec e la Monmartre di fine XIX secolo, prendiamo quindi la metro e scendiamo alla fermata Blanche: da lì ci sposteremo a piedi:

In Rue Pierre Fontaine al n° 19 (3° piano), al n°19 bis (1° piano) e al n°21 (2° piano) troviamo rispettivamente la prima, la seconda e la terza residenza parigina del pittore

In Rue Douai al n° 22 visse tra il 1869 e il 1875 il compositore Georges Bizet insieme alla moglie Geneviève Halévy (sposata in seconde nozze con l'avvocato della famiglia Rothshild Emile Straus). All'epoca in cui Lautrec visse a Parigi, l'immobile fu convertito in ristorante e dal 1920 al 1945 divenne un bordello di lusso.

In Boulevard de Clichy non passa inosservato il Moulin Rouge, all'epoca di Lautrec l'unico locale parigino ad avere l'elettricità (come lo stesso Lautrec evidenzia nei suoi manifesti).

Henri de Toulouse-Lautrec - Ballo al Moulin Rouge
 
Inaugurato nel 1889, anno dell'Esposizione Universale, il Moulin Rouge fu un successo immediato. Tutta la Parigi dell'epoca veniva qui a divertirsi, a bere un drink, a ballare, ad ascoltare musica, ad assistere a spettacoli di cabaret e di danza.
Qui La Goulue si esibiva nella sua famosa quadriglia naturalistica (il can-can).

Henri de Toulouse-Lautrec - La Goulue

Nel 1889, quando il Moulin Rouge aprì i battenti, le ballerine non erano professioniste come oggi, ma donne del popolo, lavandaie o sarte, che danzavano in mezzo al pubblico, dal momento che non esisteva un palco.
La Goulue, al secolo Louise Weber, fu una delle regine di Parigi alla fine del secolo XIX.
Prima ballerina al Moulin de la Galette, passò al Moulin Rouge su consiglio proprio di Lautrec. Deve il suo soprannome al fatto che aveva l'abitudine di bersi tutti i fondi dei bicchieri lasciati sui tavoli dai clienti. Si dice anche che si divertisse a far volare via, con un solo colpo di tallone, i cappelli a cilindro degli avventori più eleganti. Misto di impudenza, innocenza e vitalità, aveva colpito l'immaginazione di Lautrec, tanto che tutte le sere il pittore si recava ad assistere ai suoi spettacoli, disegnando appoggiato ai tavoli.
Morì nel 1929 in completa povertà, alcolizzata e obesa, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita in una piccola roulotte, vendendo sigarette e fiammiferi in una strada adiacente al Moulin Rouge.

L'uomo in nero di profilo nel Manifesto de La Goulue è Valentin Le Désossé. Non era un dipendente del Moulin Rouge, ma un notaio appassionato di danza, che tutte le sere si recava al Moulin Rouge e si dilettava a fare il maestro di danza. Proprio al suo aspetto dinoccolato si deve il soprannome Le Désossé.

All'epoca di Lautrec non si entrava al Moulin Rouge dal mulino come oggi e il mulino era ottagonale e non circolare.
Inoltre, come si vede anche nell'omonimo film, nel giardino troneggiava un enorme elefante, residuo dell'Esposizione Universale, oggi scomparso.

Moulin Rouge - Elefante nel giardino

Sempre in Boulevard Clichy, al n° 104 si trovava l'Atelier Cormon, dove il famoso pittore Fernand Cormon aveva il suo studio e la sua scuola di pittura. Qui Lautrec studiò per 5 anni insieme a Van Gogh. Oggi l'edificio è sede di una scuola di danza contemporanea, ma mantiene ancora alcune caratteristiche originali, come le vetrate sul lato nord e i soffitti alti.

Spostandosi verso la parte alta del quartiere raggiungiamo la zona dei vigneti di Montmartre, all'angolo tra Rue des Saules e Rue de Saint Vincent.
Le vigne che vediamo oggi sono state piantate nel 1933 da un gruppo di giovani parigini che volevano scongiurare la cementificazione selvaggia che minacciava il quartiere. In realtà la tradizione vitivinicola di Montmartre ha radici lontane (i primi documenti ufficiali risalgono al X secolo) ed è stata portata avanti dalle badesse dell'Abbazia di Montmartre fino alla fine del XVIII secolo. Ancora oggi il primo sabato di ottobre si tiene il bando della vendemmia: il vino prodotto viene venduto all'asta e il ricavato devoluto in beneficienza.                                                                
In Rue des Saules, al n° 22, si trova il Lapin Agile, un locale di cabaret fondato nel 1860.
All'epoca veniva chiamato il Cabaret degli Assassini a causa delle foto di famosi assassini appese alle pareti. Era luogo di incontro della comunità bohemien che allora viveva a Montmartre. Fra gli altri, il pittore Andrè Gill che aveva dipinto l'insegna del locale con un coniglio che saltava da una pentola di rame, con una bottiglia di vino in bilico sulla zampa destra.                                    
Da qui il nome Lapin Agile.

Andrè Gill - Lapin Agile

All'epoca della sua apertura il locale sorgeva al di fuori del municipio di Parigi, in una zona in cui non venivano applicate le tasse sugli alcolici.
Per questo motivo qui si riunivano artisti squattrinati, fra cui Lautrec e Picasso, che spesso pagavano il conto offrendo le loro opere. Alcune di queste le possiamo ammirare ancora oggi appese alle pareti. Qui debuttò Brassens e qui ai giorni nostri si esibiscono ancora artisti emergenti della scena musicale parigina.

Nelle vicinanze, in Rue Lepic, sono visibili ancora oggi le vestigia del famoso Moulin de la Galette. 


Molin de la Galette oggi

All'epoca di Lautrec il locale comprendeva ristorante, bar, una sala da ballo all'aperto e due vecchi mulini a vento (chiamati "Le Blute-fin" e "Le Radet") risalenti al XVIII secolo.
Come dimenticare la splendida tela di Renoir "Ballo al Moulin de la Galette", dove la luce vibrante e i ballerini che sembrano volteggiare in un cielo azzurro trasmettono energia e gioia di vivere
Pierre-Auguste Renoir - Ballo al Moulin de la Galette
Anche Lautrec ha immortalato questa famosa sala da ballo in "Au bal du Moulin de la Galette".
Qui l'atmosfera è più malinconica, c'è meno dinamicità rispetto alla tela di Renoir e i colori sono meno accesi, meno vibranti. Siamo all'interno del locale e non nella sala da ballo all'esterno.
Lautrec sembra soffermarsi, più che su una visione di insieme, sulle tre donne in primo piano, non certo affascinanti, che aspettano speranzose che qualche cavaliere le inviti a danzare.
Siamo lontani anni luce dall'atmosfera di festa e spensieratezza della tela di Renoir.

Henri de Toulouse-Lautrec - Au bal du Moulin de la Galette


Se la giornata è bella potete approfittare della spesa fatta al Marchè Bastille e improvvisare un pic-nic, altrimenti se volete pranzare in una delle più antiche locande di Parigi, a due passi da Montmartre, allora tornate in Boulevard Clichy e raggiungete l'Auberge du Clou al Nr 30 di Avenue de Trudaine.
Questa locanda (letteralmente "Locanda del Chiodo") fu inaugurata nel 1883 e deve il suo nome al fatto che gli artisti dell'epoca, spesso senza un soldo, erano soliti pagare il conto appendendo al muro i loro dipinti.
L'arredamento è rimasto autentico, con le travi a vista, come alla fine del XIX secolo.
L'atmosfera è romantica, soprattutto d'inverno con il camino acceso.

Auberge du Clou - Interno
Si può ordinare "a la carte" oppure con la "formula Bistrot" che prevede un'entrée e una portata principale a scelta al costo di € 15,00. Ottime le escargot (lumache), ma anche il salmone marinato oppure il fois-gras accompagnato da confettura di ciliegie. Buon appetito....

Riprendiamo il nostro giro per le vie di Montmartre e portiamoci in Rue Victor Masse, dove al Nr 12  fu trasferito nel 1885, all'apice del suo successo, il cabaret "Le Chat Noir", prima ubicato in due piccole stanze nella vicina Rue de Rochechouart.
Luogo di incontro di pittori, chanssonnier, poeti, umoristi deve il suo nome ad a un gatto nero che il proprietario trovò sul marciapiede durante i lavori.
Sede del cabaret fino al 1896, oggi nell'edificio in Rue Masse non rimane nulla delle vetrate e delle decorazioni neogotiche all'interno, solo una targa.

Sempre in Rue Masse, al Nr 5,  si trovava il cosiddetto Cercle Masse, casa da gioco e di appuntamenti, chiusa nel 1830. Nel cortile interno, l'attuale proprietario dell'edificio ha trovato di recente gioielli di poco valore, forse appartenuti alle ragazze della casa di appuntamenti e anche la foto autografata di una donna.
Lo stesso Lautrec ha avuto uno dei suoi atelier in quello che oggi è il salone della casa e che un tempo doveva essere il luogo dove le ragazze aspettavano i loro clienti.

Proseguiamo portandoci in Rue de Martyrs, al Nr 75, dove nel 1883 aprì i battenti il famoso Divan Japonais, ai tempi di Lautrec uno dei locali più caratteristici di Montmartre, dove si esibiva la famosa cantante Yvette Guilbert.
Anche Lautrec veniva spesso qui, come ci ricorda il famoso manifesto con il ritratto di Yvette.
Altro assiduo visitatore fu Pablo Picasso.

Henri de Toulouse-Lautrec - Poster del Divane Japonais
Il locale era decorato con stampe giapponesi, mura di carta di riso e lampade a gas.
Oggi il locale si chiama Divan du Monde, inaugurato nel 1994 e ospita concerti di musica internazionale.

Portiamoci ora in Boulevard de Rochechouart, al Nr 80, dove possiamo ammirare Le Trianon erede del famoso Trianon Concert di fine XIX secolo. 
Iscritto nella lista dei monumenti nazionali dal 1988, questo edificio ha riaperto in battenti nel 2010, riassumendo l'antica funzione di teatro, dopo essere stato per anni un cinema (dal 1945 al 1992).
Deve il suo nome al fatto che, all'epoca della sua apertura, l'arredo delle sue sale ricordava molto quello di Versailles, con specchi, cariatidi, medaglioni.
La sua struttura, ancora oggi, è quella tipica dei cafè concerto di fine XIX secolo, con le gallerie e le tribune per i musicisti.

Risaliamo nuovamente verso la butte di Montmartre e portiamoci all'angolo tra Rue Caulaincourt e Rue Tourlaque, al Nr 7 di Rue Tourlaque. In questo edificio si trovava il primo vero atelier di Lautrec, con la grande vetrata al terzo piano, sul lato nord. Qui Lautrec lavorò dal 1889 al 1897, creando la maggior parte delle sue tele. E sempre qui Lautrec riceveva Mirelle, una prostituta che il pittore doveva pagare per l'intera giornata, altrimenti la sua padrona non la faceva uscire.

Rue Tourlaque - Primo Atelier di Lautrec
Concludiamo la nostra passeggiata in Place du Tertre, cuore pulsante di Montmartre.
Punto di incontro di pittori e caricaturisti che eseguono ritratti per i turisti, era frequentata anche da Lautrec, che pranzava qui vicino, all'Auberge de la Bonne Franquette, all'angolo tra Rue des Saules e Rue Saint Rustique.

Per l'ultima cena a Parigi vi consiglio La Mascotte, al Nr 52 di Rue des Abbesses, vicino a Place du Tertre. Soprattutto se siete amanti di ostriche e frutti di mare, questo è il locale che fa per voi.
Un misto fra brasserie e ristorante di classe, questo locale offre pescato di ottima qualità, ma anche abbondanti insalatone (come la Caesar Salad), selezioni di formaggi francesi e foie gras.

Siamo giunti al termine del nostro breve viaggio.
Un viaggio nel quale ho voluto mostrarvi alcuni tra i luoghi di Parigi che amo di più, forse non fra i più turistici, ma per me evocativi e pieni di fascino.
Bando alla malinconia e pensiamo già alla nostra prossima meta!

Au revoir Paris et à bientôt!



venerdì 24 aprile 2015

Tre giorni a Parigi - Secondo giorno

Ben alzati!
Siete pronti per proseguire il nostro weekend a Parigi?
Benissimo, allora partiamo!
Dopo la prima giornata, interamente dedicata alla città storica sulla Rive Droite, oggi vorrei farvi trascorrere la mattinata  nel museo di Parigi che preferisco, in cui sculture dalla straordinaria forza espressiva trovano spazio all'interno di una sontuosa villa del XVIII secolo e nel suo magnifico parco.
Si tratta del Musée Rodin, ospitato nell’Hôtel Biron in Rue de Varenne 77 sulla Rive Gauche, un vero e proprio castello nel cuore di Parigi, circondato da 3 ettari di giardini.

Per affrontare al meglio la visita, però, è d'obbligo una sana e nutriente colazione.
Vi consiglio di fare una sosta a Le Pain Quotidien in Rue de Varenne 25, a due passi dal museo (fermata metro Varenne). Fa parte di una catena di panetterie-ristorante, specializzata in prodotti da forno (pane, dolci, torte salate) preparati con ingredienti biologici. Qui ci si siede tutti insieme in lunghi tavoloni in legno grezzo e si può scegliere, per la colazione, fra muffin, croissant, torta al limone o al cioccolato, yogurt, porridge, frutta fresca, svariati tipi di pane da gustare con burro e una scelta di marmellate bio. Se, invece, amate fare colazione a base di pietanze salate, il menù prevede anche uova, formaggi e salumi. A voi la scelta e... buon appetito!

Terminata la colazione, con una breve passeggiata raggiungiamo l'ingresso del Musée Rodin.
Attualmente sono in corso lavori di restauro, che dovrebbero concludersi nel mese di settembre 2015 e che prevedono non solo l'adeguamento dell'edificio alle attuali norme in tema di sicurezza e di accessibilità, ma anche un rinnovamento del percorso museografico con l'apertura di nuovi spazi di visita. Per questo motivo fino a settembre il museo è visitabile solo parzialmente: gli esterni sono interamente fruibili, mentre all'interno alcuni spazi sono chiusi al pubblico (fra cui, purtroppo la sala dedicata a Camille Claudel).
Per informazioni su orari e tariffe potete consultare il sito http://www.musee-rodin.fr.

Il museo è ospitato nell'Hôtel Biron, uno dei più begli esempi di edifici rococò a Parigi. All'eleganza sobria della facciata corrisponde la raffinatezza e la luminosità degli interni, aperti su un terrazzo sovrastante il parco.
Il suo costruttore, Abraham Peyrenc de Moras, un fabbricante di parrucche arricchitosi con speculazioni finanziarie, non potè godersi la sua fastosa dimora, perché morì nel 1732, solo due anni dopo che la costruzione era stata ultimata.
La sua vedova affittò allora il palazzo alla nuora di Luigi XIV, fino alla morte di quest'ultima avvenuta nel 1753.
La proprietà fu quindi venduta al valoroso maresciallo di Biron e da allora il palazzo porta il suo nome. Biron non introdusse cambiamenti all'edificio, ma abbellì il giardino, con l'introduzione di statue, grotte, aiuole fiorite, suscitando l'ammirazione di tutti i suoi visitatori.
Dopo la morte di Biron (1788), la Rivoluzione Francese segnò il declino della proprietà: il parco venne affittato per balli e feste pubbliche e scomparvero le belle aiuole volute dal maresciallo.
Durante l'Impero, l'Hôtel Biron ospitò la legazione pontificia e l'ambasciata di Russia e, nel 1820, divenne proprietà di un'associazione religiosa che lo destinò a sede di un collegio per l'educazione delle fanciulle dell'aristocrazia. Il collegio era famoso per la qualità degli insegnamenti e l'austerità dei regolamenti e per questo motivo fu eliminata dal palazzo ogni traccia di lusso: si vendettero tutti gli ornamenti, i rivestimenti in legno, gli specchi.
Nel 1904, anno in cui venne sancita in Francia la separazione fra Stato e Chiesa, la proprietà passò al potere laico, ma in pessime condizioni.
Privo dei suoi preziosi arredi e con il parco in stato di completo abbandono, il suo destino avrebbe dovuto essere quello della demolizione. Il liquidatore giudiziario accettò, però, che nel palazzo si sistemassero provvisoriamente alcuni inquilini, fra cui i pittori Matisse, il poeta Jean Cocteau e soprattutto Rodin che, dal 1908 occupò un'ala al pianterreno, organizzandovi feste mondane.
Nel 1911 lo Stato acquistò la proprietà e nacque l'idea di crearvi un museo dedicato a Rodin.
Pur tra forti opposizioni, grazie all'intervento di importanti personalità politiche e artistiche, fra cui Monet, il progetto del museo partì nel 1916.
Rodin donò allo Stato tutte le sue opere (sculture, disegni, fotografie) e anche le sue collezioni d'arte private, ma non ebbe l'opportunità di assistere all'inaugurazione del museo a lui dedicato. Morì, infatti, nel 1917, due anni prima dell'apertura del museo.
 


Parigi - Facciata dell'Hotel Biron vista dai giardini
Parigi - Facciata nord dell'Hotel Biron


Il parco è secondo me il luogo del Musée Rodin più ricco di fascino.
E' incredibile passeggiare immersi nel verde, inebriati in primavera dal profumo dei fiori e nel contempo ammirare alcuni dei capolavori di questo grande scultore di fine Ottocento.
Fra questi colpisce il Pensatore, statua in bronzo con basamento in marmo, trasferita qui dal Pantheon nel 1922, una delle più celebri sculture dell'artista.
E' una figura possente, che ricorda i nudi michelangioleschi, e che rappresenta un uomo che medita sul proprio destino e su quello del mondo che lo circonda, metafora dell'attività intellettuale e della Filosofia.

Musee Rodin - Il Pensatore


O ancora, ricco di pathos e drammaticità è l'ingrandimento di Ugolino e i suoi figli (dalla Porta dell'Inferno), sistemato nel mezzo della vasca dei giardino. E' un groviglio di corpi, stremati dalle sofferenze e dal digiuno, in cui domina la figura di un padre combattuto tra la fame che lo dilania e l'amore per i suoi figli.


Musee Rodin - Ugolino e suoi figli

Non si può dimenticare la copia in bronzo della Porta dell'Inferno (fusa nel 1927 dall'originale in gesso e montata nel giardino nel 1937).
E' un portale monumentale, alto più di 4 metri e ricoperto di bassorilievi ispirati all'Inferno dantesco.
Vi ritroviamo la scena di Ugolino e i suoi figli e, sul timpano, anche il Pensatore, che in questo caso rappresenta Dante che guarda, in solitaria meditazione, il terribile mondo dei dannati.
In alto si stagliano le Tre Ombre, che incarnano l'iscrizione all'ingresso dell'Inferno ("Lasciate ogni speranza o Voi che entrate). L'estremo allungamento del collo della statua di sinistra e l'innaturale posizione della testa di quella di destra, simboleggiano l'impotenza dei dannati, destinati ad un eterno rinnovarsi delle loro pene.

Musee Rodin - La porta dell'Inferno

Entriamo ora all'interno del palazzo per ammirare alcune delle più famose sculture di Rodin, fra cui le mie preferite sono:


Musee Rodin - Eva
In questa piccola statua, la sensualità che emerge dalla rappresentazione del corpo nudo, convive con la pudicizia, nel gesto della donna di coprirsi i seni.


Musee Rodin - Iris, messaggero degli Dei
Quando venne esposta, questa scultura suscitò scandalo per la posizione che metteva in risalto l'organo sessuale femminile, ma nello stesso tempo affascinò per la sua dinamicità e per l'originalità del movimento (che ricorda quello delle ballerine di can-can).

Musee Rodin - Io sono bella
Questa scultura prende ispirazione da un verso di Baudelaire, tratto dalla poesia "La Bellezza" : "Io sono bella, o mortali, come un sogno di pietra".
Una donna accovacciata, viene abbracciata voluttuosamente da una figura maschile possente, nella quale la muscolatura in tensione crea dei vibranti effetti di chiaroscuro.

Musee Rodin - L'uomo che cammina
E' una scultura essenziale, la pura rappresentazione del movimento.


Musee Rodin - La cattedrale
Rappresenta due mani destre che si uniscono, a simboleggiare la preghiera. Lo spazio vuoto all'interno ricorda lo slancio verticale delle cattedrali gotiche (da qui il titolo dell'opera)

Musee Rodin - Il bacio

E' una delle mie sculture preferite.
Il bacio appassionato di Paolo e Francesca, i due giovani amanti del canto V dell'Inferno, diventa il simbolo universale della passione fra un uomo e una donna.
I corpi dei due giovani fuoriescono con forza dal blocco di marmo, che l'artista lascia volutamente in vista, a simboleggiare la lotta delle figure che cercano di liberarsi dalla materia per manifestarsi e per esistere.
Lo slancio amoroso è evidenziato dalle mani di lui, che affondano nella carne della donna, e dalla posizione di lei, che si abbandona completamente alla passione.
Il movimento dei corpi è accompagnato da quello della luce, che si insinua fra le superfici creando forti effetti di chiaroscuro.


Per concludere, vorrei segnalare la sala dedicata a Camille Claudel (fino a settembre 2015 chiusa a causa dei lavori di restauro).
Camille Claudel, sorella del poeta Paul Claudel, è conosciuta come l'amante di Rodin.
In realtà fu molto di più: braccio destro, musa ispiratrice del famoso scultore, ma soprattutto una delle artiste francesi più interessanti e più originali del suo tempo.
Donna dalla forte passionalità, con un'anima tormentata e uno spirito libero, è stata immortalata splendidamente da Isabelle Adjani nel film Camille Claudel di Bruno Nuytten (1988, disponibile in francese con sottotitoli in italiano), dove il ruolo di Rodin è affidato a Gerard Depardieau.

La storia di Camille è segnata dalla sua relazione con Rodin, un uomo molto più vecchio di lei, artista già affermato e con una forte ambizione. Negli anni della loro relazione i due condividono tutto: vita privata, esperienze lavorative. Si ispirano vicendevolmente, al punto che è difficile stabilire se Camille lavorasse alla maniera di Rodin, oppure se l'opera di Rodin facesse eco a quella di Camille.
Sarà Camille ad interrompere il loro rapporto, ormai consapevole del fatto che Rodin non l'avrebbe mai sposata e non avrebbe mai lasciato la sua compagna ufficiale Rose Beuret.
Da allora Camille vivrà sola e sprofonderà sempre più nella follia. Vedere l'uomo che ha amato e ispirato conquistare e consolidare il suo successo, mentre lei non riesce ad affermarsi, fa vacillare la sua ragione. E' ossessionata dal fatto che Rodin possa rubarle i suoi lavori e per questo sistematicamente, dopo averli creati, li distrugge.
Morirà sola, dopo 30 anni di internamento, abbandonata da tutti, compresa la sua famiglia e l'amato fratello Paul.

La sala dedicata a Camille Claudel nel museo fu voluta dallo stesso Rodin, per celebrare l'opera della donna che fu per lui allieva, collega, ispiratrice, amante.
Fra le opere qui conservate, donate al museo dal fratello di Camille, Paul Claudel, vi segnalo:

Musee Rodin - Camille Claudel - Vertumno e Pomona
Camille immortala il momento in cui la ninfa Pomona si abbandona alla passione, lasciandosi baciare dal dio Vertumno, inginocchiato ai suoi piedi.

Musee Rodin - Camille Claudel - Il valzer
E' una scultura bellissima, in cui risalta un equilibrio perfetto tra dinamismo e staticità.
Il movimento, dato dal panneggio dell'abito della donna, sembra proiettare i due ballerini verso il cielo. Il portamento dei due giovani è elegante e composto, ma nello stesso tempo evidenzia il loro lasciarsi trasportare dalla musica e dal ballo.

Musee Rodin - Camille Claudel - Clotho
Clotho una delle tre Parche, è qui rappresentata come una vecchia donna, quasi schiacciata dal peso dei suoi lunghi capelli.
Vuole simboleggiare la fragilità dell'esistenza umana, la morte che incombe e che cancella ogni traccia di bellezza e di grazia.


Musee Rodin - Camille Claudel - L'età matura
E' un gruppo di tre figure, che simboleggiano, da destra verso sinistra, la giovinezza, l'età di mezzo e la vecchiaia.
La giovane inginocchiata si protende implorante verso l'uomo, che però non la considera: ha staccato le mani dalle sue e ha il volto rivolto verso l'anziana donna che lo trattiene, cingendogli le spalle.
E' l'allegoria del tempo che passa, della vita che dalla giovinezza avanza verso la vecchiaia e la morte.
Ma può essere vista anche come la drammatica rappresentazione della storia di Camille e Rodin.
La giovane in ginocchio è Camille che, disperatamente, implora l'uomo che ama di restare con lei. Ma Rodin, l'uomo nel mezzo, l'ha ormai abbandonata: ha lasciato le sue mani, le ha voltato le spalle e si lascia abbracciare da una donna brutta e vecchia, la sua compagna ufficiale, Rose.
Di questa scultura, il fratello di Camille, Paul Claudel, così ha scritto: "Mia sorella Camille, implorante, umiliata, in ginocchio, lei così superba, così orgogliosa mentre ciò che si allontana dalla sua persona, in questo preciso momento, proprio sotto i vostri occhi, è la sua anima".

Terminata la visita, vi consiglio di pranzare da Le Martignac, un piccolo bistrot in Rue de Grenelle 109, a due passi dal museo. Non c'è un menù fisso, ma solo tre piatti del giorno, cucinati con ingredienti freschi (si segnala il foie gras con fichi e mele e la selezione di dessert). L'atmosfera è quella semplice e cordiale dei bistrot parigini e il rapporto qualità/prezzo è ottimo.

Nel pomeriggio, data la vicinanza, vi consiglio di rilassarvi con un po' di shopping a le Bon Marchè, uno degli storici grandi magazzini di Parigi, in Rue de Sevres 24.
Fondato nel 1852, si può considerare l'antesignano degli attuali grandi magazzini. Infatti già nel XIX secolo le sue prerogative erano saldi in periodi prefissati, vendita per corrispondenza, prezzi ribassati.
Oggi l'imponente edificio con interni dall'arredamento raffinato ed essenziale, offre una vasta selezione di capi di abbigliamento, gioielli, calzature, biancheria, prodotti di bellezza e, nei fondi, una strepitosa "Epicerie", un negozio di alimentari con una ricca selezione di specialità francesi e internazionali.
Lo consiglio soprattutto in periodo di saldi, anche se durante tutto l'anno è facile trovare vantaggiose offerte. L'atmosfera, soprattutto in settimana, è più rilassata rispetto ai magazzini Lafayette.
Per informazioni su aperture straordinaria e offerte, consultate il sito http://www.lebonmarche.com

Buono shopping!


Parigi - Le Bon Marchè dall'esterno



Parigi - Le Bon Marchè all'interno


Dopo lo shopping, cosa ne dite di rilassarci con un the alla menta accompagnato da deliziosi dolci marocchini, magari fumando il narghilè?
Allora dirigiamoci verso la moschea di Parigi, al Nr 2 di Place du Puits de l'Ermite (fermata metro Censier-Daubenton oppure Place Monge).
Inaugurata nel 1926, è la più grande moschea di Francia, con un minareto alto 33 metri. Per la sua costruzione ci si ispirò alla grande moschea di Fez, e si impiegarono maestranze e materiali provenienti dal Maghreb.
Veramente belli sono il patio e il giardino, che ricordano quelli dell'Alhambra di Granada e che vogliono rappresentare il paradiso musulmano.
La moschea è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 09.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00


Parigi - Moschea dall'esterno
 



Parigi - I giardini della moschea

Fanno capo alla moschea anche un hammam in stile arabo, un ristorante-sala da the e un negozio di artigianato nord-africano.
Per gustare il vostro the alla menta marocchino, entrate nel Caffè della moschea e sedetevi a uno dei tavoli in rame, non prima di aver ammirato le splendide decorazioni delle sale.
Il the, preparato con foglie di menta fresca e servito in piccoli bicchieri di vetro, può essere accompagnato da ottimi pasticcini marocchini, acquistabili separatamente al banco all'ingresso. La selezione è vasta: dalla classica baklawa, ai dolcetti ai datteri, al corno di gazzella (pasta di mandorle aromatizzata all'acqua di fiori d'arancio).
Se, insieme al the, volete fumare anche il narghilè, dovrete sedervi su comodi divanetti nel cortile subito dopo l'entrata.
E' il posto ideale per rilassarsi e fare quattro chiacchere, osservando il via vai di gente che entra e esce dalle sale.


Parigi - La sala da the della moschea

Per concludere in bellezza questa nostra seconda giornata, il mio consiglio è cenare in uno dei migliori ristoranti spagnoli della capitale, El Fogon, al 45 di Quai des Grands Augustins (fermata metro Saint Michel).
Il locale è situato in uno splendido viale sulla Rive Gauche, lungo le rive della Senna.
Il suo stile è elegante, ma sobrio. La sua politica è quella di utilizzare ingredienti di stagione e di proporre una cucina spagnola che, partendo dalla tradizione, viene rielaborata in chiave personale e contemporanea dallo chef Alberto Herraiz.
Potete scegliere il menù riso nel quale è compresa una selezione di tapas del giorno, una paella e un dessert a scelta.
Oppure scegliere a la carte, fra una vasta selezione di antipasti, paella e dessert.
Sul sito http://www.restaurantfogon.com/fr (in francese e in inglese) troverete nel dettaglio tutti i piatti presenti nel menù e anche la possibilità di prenotare online.
I piatti vengono preparati al momento, quindi i tempo di attesa sono di almeno mezz'ora per la cottura del riso.
Il mio consiglio è "Riz en paëlla a banda sin banda", ovvero una paella di pesce, con seppie, calamari, fumetto di pesce e zafferano (minimo due persone). Strepitosa!!!
Ottimo è anche il classico "Riz en paëlla a la Valenciana", con pollo, coniglio e verdure.
Come dessert, eccellente è la crema catalana.

Vi auguro buon appetito e buona serata!

A bientôt!!!























domenica 5 aprile 2015

Tre giorni a Parigi - Primo giorno


Pensando a Parigi, vengono in mente, prima di tutto i suoi monumenti simbolo, ovvero la Tour Eiffel, il Louvre, la cattedrale di Notre Dame.
Ma Parigi è anche altro. E' prima di tutto una città ricca di fascino, elegante e nella quale convivono mondi e culture differenti.
Nell'itinerario che vi propongo per questo primo giorno, l'intento è quello di farvi scoprire, una Parigi meno battuta, antiche vestigia medievali, piccole botteghe, mercati all'aperto, hotel particuliers che ospitano interessanti musei e scorci romantici e ricchi di fascino.

Primo giorno
Iniziamo la nostra giornata in una delle piazze più belle di Parigi, Place des Vosges, che si raggiunge con una breve camminata dalla fermata della metro Bastille.
Per affrontare al meglio la vostra prima giornate a Parigi, vi consiglio un'abbondante petit déjeuner a base di pane, burro, marmellata e croissant in uno dei locali che si affacciano sui portici della piazza. Il mio preferito è Ma Bourgogne, al numero 19, all'angolo con Rue de Francs Bourgeois (aperto tutti i giorni dalle 8 all'1 di notte). E' uno dei più antichi bistrot di Parigi, con la possibilità di sedersi sia all'interno che sotto i portici.

Ricaricati, iniziamo la nostra visita a Parigi proprio da Place de Vosges, per poi esplorare a piedi il quartiere del Marais e i suoi hotel particuliers (palazzi privati) fatti costruire dall'aristocrazia parigina a partire dal XVII secolo.
A pochi minuti a piedi da Place de la Bastille, Place de Vosges è fra le più antiche di Parigi. Di forma quadrangolare, è circondata da eleganti palazzi, realizzati, in uno stile univoco e razionale, all'inizio del XVII secolo per volere del re Enrico IV. Al centro c'è un giardino in cui, nelle tiepide giornate primaverili, ci si può fermare per rilassarsi e nel contempo ammirare la bellezza degli edifici che ci circondano, caratterizzati da tetti spioventi in ardesia di colore blu, grandi abbaini e facciate con fasce in mattoni rossi alternate a fasce in pietra bianca.
Una curiosità: il nome Place de Vosges è relativamente recente, prima, infatti la piazza si chiamava Place Royale. Il nuovo nome risale alla fine del XVIII secolo, e vuole celebrare il primo dipartimento (quello dei Vosgi appunto) che pagò le tasse al nuovo stato repubblicano costituito in seguito alla Rivoluzione Francese.


Parigi - Place des Vosges


Il quartiere del Marais (letteralmente "palude") deve il suo nome al fatto che fino agli inizi del XIII secolo era una zona paludosa e malsana.
In seguito venne bonificata e, sotto il regno di Enrico IV, dopo la costruzione di Place des Vosges, divenne il quartiere dell'aristocrazia parigina. Qui i nobili fecero costruire lussuose dimore, che oggi, dopo i restauri compiuti tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, si presentano in tutto il loro splendore.

Oggi troviamo ancora tracce del Marais medievale, nelle facciate di alcuni edifici o nei resti dell'antica cinta muraria di Filippo Augusto risalente al 1190. Delle 39 torri che la costituivano, rimangono solo due torri tronche in rovina, oggi inglobate nel prestigioso Lycee Charlemagne e visibili da Rue des Jardins de Saint Paul, di fronte al campo da basket.
Al nr 3 di Rue Volta si trova, secondo molti, la più antica casa di Parigi (1240) con travi in legno a vista, porta di ingresso stretta e bassa e piccole finestre al piano. Dico secondo molti perché un atto di vendita datato 12 febbraio 1654 farebbe risalire la costruzione di questo edificio al 1644. Prima di allora pare che sul terreno attuale ci fosse il giardino della casa vicina, oggi scomparso. Un falegname e sua moglie acquistarono il terreno e fecero costruire la casa che vediamo ancora oggi.

Se diamo per buona questa versione dei fatti, allora la casa più antica di Parigi si trova al nr 51 di Rue Montmorency (una traversa di Rue du Temple sempre nel Marais) e porta la data del 1407. Qui abitò l'alchimista Nicolas Flamel che pare avesse scoperto il segreto per fabbricare la Pietra Filosofale. E' forse per questo che gli strani simboli scolpiti sugli architravi e i pilastrini d'ingresso dell'edificio continuano ad affascinare ed intrigare ancora oggi appassionati di esoterismo e curiosi. Vi troviamo lettere in caratteri gotici, strane figure barbute, angeli musicanti e anche un uomo imberbe con il capo avvolto da un turbante, forse lo stesso Flamel.

Se invece vogliamo ammirare gli splendidi edifici risalenti al XVII secolo, vi consiglio, fra gli altri:
  • Hotel de Sully in Rue Saint Antoine. Fu edificato nel 1624 per volere dell'allora controllore delle finanze Mesme Gallet e nel 1634 fu acquistato da Maximilen de Bethune, primo duca di Sully, ex ministro delle finanze e sovrintendente ai lavori edili durante il regno di Enrico IV. La famiglia Bethune lo possedette fino al XVIII secolo. Dopo di allora si succedettero numerosi proprietari e vari furono gli usi (negozi, laboratori artigianali, ecc.). Nel 1862 fu classificato monumento storico e dal 1967 è sede del Centre des Monuments Nationaux, ente cha fa capo al Ministero della Cultura e che gestisce oltre cento monumenti fra i più importanti di Francia. Non è possibile visitare il palazzo, ma durante l'orario di apertura degli uffici è consentito attraversare il cortile d'onore e il giardino, per accedere a Place des Vosges.
Parigi - Hotel de Bethune-Sully
 
  • Hotel d'Aumont, all'angolo tra Rue de Jouy e Rue des Nonnains d'Hyeres. Fatto costruire nel 1644 per rimpiazzare un palazzo risalente al XV secolo, fu abitato dal duca d'Aumont, maresciallo di Francia, a partire dal 1648. Si compone di 4 edifici che si affacciano su un cortile interno. La famiglia d'Aumont mantenne la proprietà fino al 1756. Da allora il palazzo fu prima sede comunale, poi proprietà della Farmacia Centrale di Francia e infine dal 1959 è sede del Tribunale Amministrativo. L'antico giardino alla francese dell'Hotel d'Aumont è ora il Jardin Albert Schweitzer, creato nel 1968 e adibito a parco giochi.
Parigi - Hotel d'Aumont
 
  • Hotel de Sens, al nr 1 di Rue Figuier. E' la più antica dimora privata del Marais, infatti era già noto nel 1366. L'edificio attuale risale al 1475, quando l'arcivescovado di Sens (che fino al 1622 detenne la giurisdizione di Parigi) lo ricevette in dono da Carlo V e provvedette ad una sua ristrutturazione secondo il gusto dell'epoca. L'aspetto attuale dell'edificio deriva da un restauro condotto tra il 1932 e il 1962 e a me ricorda le costruzioni fiabesche di Gaudi in Spagna (con tanto di torrette, tetti a cono e comignoli). Oggi è sede della Bibliotheque Forney, sede di mostre d'arte temporanee. Per informazioni sulle mostre in corso consultare il sito http://www.paris-bibliotheques.org (in francese).
Parigi - Hotel de Sens


In Rue de Thorigny, al nr 5, c'è un hotel particuliers che merita una visita più approfondita.
Si tratta dell'Hôtel Salé, oggi sede del Musée National Picasso.


Parigi - Musée National Picasso

Il palazzo deve il suo nome al fatto che il suo costruttore, Pierre Aubert signore di Fontenay, aveva la carica di esattore della tassa sul sale. Fu edificato fra il 1656 e il 1659 ed è considerato uno degli edifici più straordinari tra quelli realizzati nel Marais nel XVII secolo.
Dopo la morte di Aubert, avvenuta nel 1663, il palazzo ebbe diversi proprietari e diverse destinazioni. Ad esempio nel 1671 fu sede dell'ambasciata della Repubblica di Venezia, nel 1815 divenne una scuola, annoverando fra i suoi allievi Honorè de Balzac, nel 1964 divenne proprietà del comune di Parigi. Dal 1985 è sede del Musée National Picasso.
La collezione del museo è frutto di una cessione degli eredi di Picasso allo stato francese, come pagamento delle tasse di successione. Questa dazione è stata possibile grazie ad una legge promulgata nel 1968, secondo la quale gli eredi possono pagare le tasse di successione con opere d'arte, anziché con denaro, dal momento che l'arte viene considerata un fattore fondamentale per lo sviluppo culturale di un paese (grande lezione di civiltà!).
Il museo espone più di 5000 opere di Pablo Picasso tra schizzi, sculture, dipinti e incisioni, oltre alla collezione personale dell'artista, con opere, fra gli altri, di Degas, Matisse, Cezanne, Gauguin, Modigliani, Mirò.
Per informazioni consultare il sito http://www.museepicassoparis.fr (in francese e inglese).

Dopo tanto camminare e tanta cultura, è doverosa una sosta per mangiare qualcosa e riposarsi.
Visto che siamo in zona, possiamo dirigerci verso l'antico quartiere ebraico, chiamato Pletzl.
Il cuore del quartiere è l'animata Rue des Rosiers, dove si susseguono librerie ebraiche, negozi di alimentari, macellerie, ristoranti kasher, chioschi di specialità gastronomiche. Per mangiare avrete solo l'imbarazzo della scelta.
Io vi consiglio l'As du Fallafel, al nr 34 di Rue des Rosiers (12-24 da domenica a giovedì, 12-15 venerdì, chiuso il sabato). Il locale è piccolo, ma il servizio è veloce, quindi non dovrete aspettare molto, anche all'ora di punta. Comunque se non avete pazienza, è disponibile anche un servizio di take-away.
Fra le specialità del locale ci sono i fallafel (polpette di ceci speziate) e l'hummus (crema di ceci aromatizzata con aglio, cumino e paprika). I piatti sono tutti molto buoni e il rapporto qualità-prezzo è ottimo.

Dopo esserci rinfocillati, possiamo continuare il nostro giro e dedicare il pomeriggio all'esplorazione delle due isole sulla Senna: Île Saint-Louis e Île de la Cité.

Da Rue des Rosiers proseguiamo in direzione del Pont Marie, il ponte che collega il Marais all'Île Saint-Louis, l'isola più piccola, ma per me la più affascinante, che deve il suo nome a San Luigi, il re di Francia divenuto santo, che proprio qui veniva a pregare nel 1200.
Una volta attraversato il ponte, l'atmosfera è quella di un tranquillo e operoso villaggio di provincia, più che di una grande metropoli. Sulle rive della Senna si affacciano palazzi in pietra grigia che risalgono al XVII secolo. E' in quest'epoca, infatti, che l'isola fu urbanizzata, grazie all'intervento dell'imprenditore Christophe Marie, al quale si deve anche la costruzione dei due ponti che collegano l'isola alla terraferma (uno dei quali, quello che abbiamo appena attraversato, porta il suo nome).

Non ci sono monumenti degni di rilievo sull'isola, ma è comunque molto piacevole passeggiare per le sue vie, ammirando gli eleganti palazzi nobiliari e le vetrine dei negozi di artigianato, delle gallerie d'arte, delle fromagerie.
Se amate il foie gras, vi consiglio di provare quello prodotto dall'azienda La Petite Scierie di Catherine Douy (http://www.lapetitescierie.fr). Fino a poco tempo fa Paul Douy vendeva le eccellenti creazioni di Catherine in una piccola bottega al nr 60 di Rue Saint Louis. Ora Paul si è ritirato, ma Catherine continua a produrre foie gras. Il negozio sull'isola è ora una pasticceria/sala da the che propone anche l'ottimo foie gras di Catherine.

La punta ovest dell'isola, tra il Pont Louis Philippe (che collega l'isola al Marais) e il Pont Saint-Louis (che collega l'isola all'Île de la Cité) è un luogo molto romantico, soprattutto al tramonto, quando le luci dei lampioni e delle abitazioni si riflettono sulle acque della Senna. E' piacevole fermarsi qui anche nei tiepidi pomeriggi di primavera o nei caldi pomeriggi estivi, per guardare il profilo maestoso della cattedrale di Notre Dame, i battelli che attraversano il fiume e gli eleganti viali della Rive Droite e della Rive Gauche che si affacciano sulla Senna. Magari gustando l'ottimo gelato di Berthillon (in Rue Saint Loius en l'Ile, 4e), maître gelatier dal 1934, che ci delizierà con i suoi strepitosi gusti alla frutta o le specialità di stagione.

Attraversiamo ora il Pont Saint Louis e approdiamo sulla seconda isola della Senna, nonché la più grande e la più famosa: l'Île de la Cité.
Fu la sede del primo insediamento di Parigi (III secolo a.C.) e della città romana di Lutetia, nonché il cuore del potere temporale ed ecclesiastico per tutto il medioevo.
Su quest'isola sorge la cattedrale di Notre Dame, considerata il vero cuore di Parigi. E' forse per questo che nella piazza antistante la chiesa si trova una stella in bronzo che indica il Point zero des routes de France (il punto zero di tutte le strade di Francia, ovvero il punto da cui vengono calcolate le distanze fra la capitale e il resto del territorio francese).
Capolavoro del gotico francese, è uno dei monumenti più visitati  della capitale e colpisce, sia all'interno che all'esterno, per il suo equilibrio e la sua armonia architettonica.
E' meraviglioso ammirarla la sera, con la facciata illuminata dalle luci artificiali, che esaltano l'eleganza delle forme e il suo fascino senza tempo.
Ma è l'interno quello che a me è rimasto nel cuore fin dalla prima volta, per la sua grandiosità e nel contempo per la sua semplicità. Qui una luce tenue filtra attraverso le splendide vetrate colorate dei rosoni, accrescendo il senso di profonda spiritualità che si respira in questo luogo.

Parigi - Cattedrale di Notre Dame di giorno
Parigi -Cattedrale di Notre Dame di notte


Parigi - Rosone facciata ovest Cattedrale di Notre Dame

Un'esperienza da non perdere (se non vi farete spaventare dalla lunga coda) è salire i 400 gradini delle Tours de Notre Dame e ammirare, oltre allo splendido panorama di Parigi, anche una visuale inedita dei contrafforti della cattedrale e dei gargoilles. Per informazioni su orari e tariffe consultare il sito http://notre-dame-de-paris.monuments-nationaux.fr.

Per concludere il pomeriggio sull' Île de la Cité, vi consiglio un giro al Marchè aux Fleurs in Place Louis Lepin (dal lunedì al sabato dalle 8 alle 19, la domenica lascia il posto al Mercato degli uccelli).
E' uno dei mercati più antichi di Parigi, una vera magia di colori e profumi. Qui banchi di fiori e piante si alternano a  stand che vendono oggetti da giardinaggio dallo stile un po' retro e semenze di ogni tipo. E' veramente piacevole passeggiare in questo angolo di Provenza nel cuore di Parigi.

Possiamo aspettare l'ora di cena e intanto riposare le nostre stanche membra nella sala da the di uno dei negozi di the più famosi di Parigi, Mariage Freres (nr 30 di Rue du Bourg-Tibourg, nel Marais). Qui si può scegliere fra 600 tipi di the differenti provenienti da tutto il mondo, preparati in  modo da esaltarne aromi e profumi  e accompagnati da succulente torte o pasticcini.

Per la cena, vi consiglio delle ottime galettes bretoni innaffiate da sidro di mele alla Creperie Bretonne in Rue de Charonne 67 (dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 14.15  e dalle 19.00 alle 23.15, sabato dalle 19.00 alle 23.15, domenica chiuso). La fermata della metropolitana più vicina è Charonne (linea 9)
L'ambiente è piccolo, ma accogliente, con alle pareti quadri e oggetti che ricordano la Bretagna e il suo legame col mare.
Le galettes (crepes di grano saraceno farcite con ripieno salato) sono preparate con ingredienti di ottima qualità. Vi consiglio la "complete" (farcita con prosciutto, formaggio e uovo in camicia).
Anche le crepe dolci (a base di farina di frumento e ripieno dolce) sono da provare (molto buona quella pere e cioccolata).
Il locale ha un ottimo rapporto qualità/prezzo (la spesa si aggira intorno ai 15€ a testa bevande incluse).

Non mi resta che augurarvi buona cena e a presto per proseguire la nostra esplorazione di Parigi!

venerdì 3 aprile 2015

Tre giorni a Parigi - Dove pernottare e come muoversi

Proseguiamo la nostra preparazione per il weekend a Parigi.

PERNOTTAMENTO
Alcuni suggerimenti su dove pernottare nella capitale.

Una soluzione con un ottimo rapporto qualità/prezzo è quella offerta dagli hotel IBIS del gruppo Accor Hotels.
Gli hotel della catene IBIS sono ben distribuiti in tutti i quartieri della città, in prossimità delle principali stazioni cittadine e con una fermata della metro sempre nelle vicinanze.
Le camere sono pulite, non di grandi dimensioni, ma comunque funzionali.

Il sito per info e prenotazioni è http://www.ibis.com/it/ (in italiano).

Per esperienza personale, consiglio i seguenti hotel IBIS a Parigi:
  1. Ibis Paris Gare de Lyon Ledrù Rollin, 12eme (a 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria Gare de Lyon, da Place de la Bastille e dal quartiere del Marais)
  2. Ibis Paris Bastille Faubourg Sainte Antoine, 11eme (a meno di 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria Gare de Lyon e a 5 minuti a piedi da Place de la Bastille e dal quartiere del Marais)
  3. Ibis Paris Porte de Montreuil (a 5 minuti a piedi dalla stazione della metro linea 9 Porte de Montreuil, che si trova a 5 fermate di metro dalla stazione ferroviaria Gare del Lyon con cambio a Nation)
I primi 2 hotel sono molto centrali e comodi da raggiungere per chi arriva in treno (anche in tarda serata), il terzo è economicamente più conveniente rispetto ai precedenti, ma è più lontano dal centro.

Se preferite altre sistemazioni, potete consultare i seguenti siti:
  1. http://prenotazione.parisinfo.com (pagina in italiano, gestita dall'ufficio del turismo della città di Parigi, con un'ampia selezione di hotel e B&B)
  2. http://www.booking.com
Infine, se anziché un weekend, volete godervi Parigi per un'intera settimana, un'ottima soluzione è quella di affittare un loft o un appartamento.
Io vi propongo un loft  di 110 m2 a Carrieres sur Seine, un villaggio sulla Senna a 20 minuti di treno da Parigi.
Il prezzo varia da 800€ a 1200€ a settimana e il loft è stato recentemente ristrutturato. Dalla struttura sono facilmente raggiungibili anche Versailles e Disneyland Paris.
Per informazioni, foto e prenotazioni consultare il sito http://www.the-loft78.com.

COME MUOVERSI

Parigi ha un efficiente sistema di trasporti.
Le fermate della metro sono ben distribuite e le corse frequenti, dal mattino presto fino a tarda notte.
Detto questo, però, il modo migliore per spostarsi a Parigi, soprattutto nella bella stagione, è quello di muoversi a piedi.
Così facendo si avrà la possibilità di vivere appieno la città, scoprendone scorci e angoli nascosti, che sicuramente si perderebbero viaggiando in metropolitana.
Il mio consiglio è quello di utilizzare la metro solo per coprire grandi distanze o quando siamo stanchi oppure per raggiungere i luoghi di interesse nel caso il nostro hotel sia fuori dal centro.

Il sito http://www.ratp.fr (in francese, inglese e alcune parti anche in italiano) è il portale relativo al sistema di trasporti della città di Parigi (metro, bus, tram, RER). Mette a disposizione le mappe delle varie linee, e dà informazioni su orari, tariffe e varie tipologie di abbonamenti.

Se pensate di non utilizzare molto i mezzi di trasporto, la soluzione migliore è quella di acquistare un carnet da 10 biglietti (costo € 14,10). Il carnet è economicamente più vantaggioso che il singolo biglietto (costo € 1,80). Con questa tipologia di biglietti è possibile effettuare un solo viaggio su tutte le linee di bus, metro, tram, RER, ad esclusione di quelle da/per gli aeroporti cittadini.

Esiste anche un biglietto turistico (chiamato Paris Visite) valido per 1, 2,3 oppure 5 giorni che dà diritto a viaggiare su tutte le linee di bus, tram, metro, RER, comprese anche quelle per gli aeroporti. I possessori di Paris Visite avranno, inoltre, diritto a sconti, come indicato più nel dettaglio nella pagina http://www.ratp.fr/fr/ratp/r_94834/paris-visite/.
Il costo della carta Paris Visite è:
  • 11,15€ per 1 giorno
  • 18,15 € per 2 giorni
  • 24,80 € per 3 giorni
  • 35,70 € per 5 giorni
A questo punto non ci resta che partire con l'esplorazione di Parigi!

À bientôt !